Sono pessimista sulla musica digitale, lo so, ma leggete e datemi torto… per favore.

Premetto che non ho la pretesa di trattare un argomento così complesso da tecnico, ma il mio punto di vista è piuttosto pratico, e si basa su piccole evidenze che tocco con mano ogni giorno.

Vedo che si moltiplicano incontri e convegni che trattano l’era digitale della musica… spesso organizzati dalle associazioni di categoria dei discografici, che forse  credono che parlarne  li  aiuterà a capirne di più  di come gira il mondo della musica digitale.

Le grandi case discografiche, le major, si sono dotate di “Digital Sales Manager” o di “Digital business development manager”.

Dietro  questi titoli si celano semplicemente dei manager dedicati al settore, che ne dovrebbero capire di più della stragrande maggioranza dei discografici in forza,  e che  spesso prima di accedere a questi incarichi non avevano idea di cosa fosse una casa discografica e come si costruisce un prodotto discografico e tantomeno un prodotto di successo.

Ho sentito dire in uno di questi incontri… proprio da uno di questi manager, che “ormai l’ufficio artistico, giocoforza  decimato dalle riduzioni di costi, non serve più, perché sono i nuovi media a selezionare i prodotti… e che loro preferiscono dedicarsi a  prendere nuovi artisti dai molti talent-show presenti in tv o dalla rete.

Peccato che dai talent-show escono solo artisti interpreti, spesso esclusivamente pop… e gli altri generi musicali? Non aggiungo altro, credo che questo sia sufficiente per descrivere la situazione attuale.

Ora i discografici delle Major, attraverso i loro manager dedicati,  sono tutti li protesi ad alimentare  lo streaming gratuito come YouTube o quello a pagamento, pensando di aumentare i loro ricavi.

E’ appena nato un servizio di streaming tutto italiano, Feezy (www.feezy.it),  sponsorizzato in pompa magna da dalle 4 major italiane, con 11 milioni di brani disponibili.

Sono felice di scoprire che esistono degli imprenditori italiani che hanno ancora la voglia ed il coraggio di investire sulla musica, ma io mi domando, si sono chiesti perché uno dovrebbe pagare un servizio di streaming  quando su YouTube trovo tutto, e anche di più di tutto, gratis?

Si sono chiesti come gli utenti possono pagare il servizio se  la maggior parte dei giovani in Italia non ha carte di credito da utilizzare sulla rete, ne altri sistemi di pagamento disponibili?

Oppure si sono domandati come utilizzare il servizio in versione Mobile, se in Italia la banda larga telefonica non esiste, o dove esiste e carissima?

Ma hanno capito che esistono le radio in Fm che sempre di più sono dei veri juke-box,  e che le stesse ,più un milione di web-radio, trasmettono tutto il trasmettibile in rete, e gratis?

Poi esiste la famosa lotta alla pirateria digitale. Sempre più spesso leggiamo della chiusura di siti Torrent dove si poteva scaricare illegalmente tutto. Bravi, ben fatto.   Ma purtroppo dalla chiusura di uno ne nascono altri cento.

Ma ammettiamo per un attimo che la battaglia fosse vinta.

Come la mettiamo con YouTube che i discografici piccoli e grandi alimentano in continuazione, e da dove sperano di ricavarne fatturato. ? Solo per i loro diritti connessi? E questo  grazie ad un misterioso accordo sulla pubblicità di cui nessuno ne conosce il contenuto.

Vi domanderete perché me la prendo con YouTube ?

Perché non genera ricavi per i diritti d’autore (pronto ad essere smentito e a chiedere scusa, se qualcuno mi porta un rendiconto Siae in cui ci sono dei proventi sulle visualizzazione di YouTube) .

E anche perché, appena il nuovo video di Ligabue o dei Radiohead, o di qualsiasi nuova uscita di chicchessia artista italiano ed internazionale è postato su YouTube, con una semplice applicazione scaricabile gratis su internet, lo trasformo in un bellissimo Mp3 che posso ascoltare su ogni device possibile, computer, smartphone, tablet, lettore Mp3…. Quindi perché andare su ITunes e comprarlo. Altro che siti torrent e grande pirateria digitale.

Forse… bisognerebbe concentrarsi su questo.

Una volta si diceva a ragione che la sfida del futuro nel mondo della musica, era la proprietà dei diritti e dei master… ora ho capito perché.

I distributori digitali guadagnano il 50% su ciò che distribuiscono, un milione di brani a 0,99 €  fa 990.000 €  x 50 %, fa 495.000 € , ed il fatturato resta lo stesso sia che a venderli  sono solo 100 artisti  oppure 1.000.000 di artisti…

Le case discografiche sono concentrate a fatturare diritti connessi… fregandosene delle vendite… per recuperare le quali non riescono, o forse non vogliono, oppure non possono fare nulla.

Le grandi aziende internet guadagnano con la pubblicità e i collocamenti in borsa, a spese di musica, artisti e discografiche.

E i poveri artisti che hanno la fortuna di avere una casa discografica non incassano royalties, ne incassano diritto d’autore se i brani sono i loro.

E tutti gli altri artisti vagabondano per la rete ed i social network pensando che prima o poi toccherà anche a loro.

Si ma gli toccherà cosa?

Solo un piccolo momento di gloria… salvo tornare presto a fare l’impiegato e l’operaio.

Ecco perché i talent-show sono la massima ambizione di migliaia e migliaia di aspiranti artisti… almeno un momento di gloria grande o piccolo te lo garantiscono.

Povera musica, e povero me che ho deciso tanti anni fa di lavorarci.



Categorie:Spettacolo

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4 replies

  1. caro Luigi…
    condivido tutto quello che hai detto….
    Il sistema x recuperare il diritto d’autore pero’, esisterebbe…ed e’ anche molto semplice da attuare…..
    Basterebbe che Tim, (… o Fastweb o chcchessia compagnia telefonica…), addebitasse direttamente sulla bolletta i download effettuati…(…loro sanno esattamente cosa e da dove lo scarichi…..perche’ gli IP di navigazione vengono tracciati e memorizzati per legge…..)…
    poi, girando i ricavi alla siae, i diritti sarebbero ridistribuiti agli autori ed editori….!!!
    E’ quindi una volonta’ politica (….Tim…etc….),
    affinche’ questo “..furto legalizzato”, rimanga tale…..
    Le ragioni sono evidenti…: loro guadagnano sul traffico e non sul ” contenuto dello stesso…!!!”
    Quindi, aime’, mi associo completamente all’ultima riga del tuo pensiero…..
    e visto che ci siamo….. ti serve un produttore/ chirarrista…????eheheheh
    a presto
    FabioMassimo Colasanti

  2. Non posso che condividere in pieno… purtroppo stiamo vivendo un’era di caos totale nel mondo della musica. Considero youtube una piattaforma assolutamente fuori controllo… Mi ritrovo quotidianamente a fare segnalazioni ai miei editori per untilizzi inappropriati di miei brani e spesso mi ritrovo a segnalare a youtube la rimozione di video con mia musica utilizzata senza licenze. Inoltre, tutti a rincorrere le “visualizzazioni”, senza capire che quest’ultime, purtroppo, non si estrapolano dal contesto mediatico… rimangono visualizzazioni online, non vendite, non gente ai concerti… VI lascio con una domanda: avete mai scritto “Film Completo” nel campo di ricerca di youtube? fatelo e capirete la vera portata del danno… non solo alla musica.

  3. In effetti ho appena parlato con un mieo editore che mi ha segnalato la cosa… ovvero che da poco per ogni click di visualizzazione ci dovrebbe essere un ritorno economico… vedremo quanto arriverà agli autori… Grazie per la segnalazione.
    I.

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