Il mondo della musica,”armiamoci e partite” tale e quale al nostro povero paese.

Stavo riflettendo nei giorni scorsi, sul mondo della  Musica popolare in Italia, e  quanto assomiglia in tutto e per tutto alla situazione in cui si trova l’intero paese, e come il paese stesso si pone davanti a quello che sta accadendo.

Tutto sta franando, i dischi si vendono sempre meno,le vendite digitali sono ancora un’illusione, i concerti stanno entrando in crisi, le feste di piazza crollano, la televisione usa musica ma non aiuta, sui giornali la musica è ormai sparita, le radio peggiorano il proprio approccio con l’industria discografica di giorno in giorno e non aiutano certo, anzi … si fanno i cazzi propri, macinando milioni di Euro di fatturato.

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/07/21/news/rapporto_cultura-39461267/

Eppure non si riesce ad avere una voce univoca per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica ed i politici, che dovrebbero  da una parte sostenere, e dall’altra  trovare soluzioni per risollevare un comparto che rappresenta economicamente nella sua totalità cifre notevoli di fatturato, ma anche una parte della industria culturale del paese, quella riconosciuta da tutto il mondo, e che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo.

Da anni il settore comunica in ordine sparso… snocciolando numeri di un fallimento che è sotto gli occhi di tutti, a differenza del Cinema, Editoria, Teatro, che pur non passandosela bene, cercano di parlare con una voce sola.

Una galassia di sigle, di associazioni che spesso difendono privilegi e posizioni dominanti, fanno a gara per andare in ordine sparso, ottenendo spesso nulla o quasi nulla.

Eppure i problemi principali sono chiari:

  • Il diritto d’Autore e la Siae da riformare;
  • I controlli sulla rete internet contro la pirateria;
  • Lo strapotere di alcune grandi aziende internet, Apple, Google,Youtube;
  • L’insensibilità degli operatori telefonici e delle infrastutture internet;
  • l’Iva che continua ad essere come quella di un prodotto di lusso;
  • Nessun incentivo, ne defiscalizzazioni per le aziende del settore;
  • Sponsorizzazioni oggi impossibili a causa di una interpretazione del Fisco, che nasconde l’insensibilità dello stato, e l’incapacità di operare controlli veri;
  • Le radio che non trasmettono musica Italiana,e meno che mai nuovi artisti;
  • La televisione che ha smesso di essere un canale per la promozione di nuovi prodotti;
  • La carenza di spazi per concerti;
  • Nessun incentivo, ma solo guai e problemi di permessi e fiscali, a quei locali e club dove si suona musica dal vivo;

A questi problemi si aggiunge una classe dirigente impreparata e spesso impegnata a mantenere il proprio posto di lavoro più a lungo possibile, costi quel che costi.

Artisti di successo che non parlano mai, e che non prendono nessuna posizione, e che invece dovrebbero essere in prima linea.

Giovani artisti che nella stragrande maggioranza sanno solo lamertarsi di non avere spazi, e che se gli parli di formazione e preparazione professionale e di professionismo, ti guardano come un extra terrestre. Parlano ma anche loro non fanno nulla.

La fuoriuscita dai posti che contano, quelli di potere, dell’unica classe dirigente che sa come funziona il settore. I famosi discografici… chi li ha più visti  se non ogni tanto su Facebook.

I giornalisti musicali… che non avendo più niente da scrivere, sono impegnati sempre più spesso a fare marchette  a gettone ai talent tv  e alle centinaia di concorsi e manifestazioni sparse per lItalia in estate.

Ecco come è  combinata la musica popolare in Italia, come il paese, impoverito e in crisi.  Prende mazzate, ma non si ribella mai,  parlando sempre in ordine sparso… ogni tanto così tanto per fare sentire la propria inutile ed inefficace voce.

Se si smetterà (io credo presto ) di produrre musica nuova… (http://www.rockol.it/news-399424/Stati-Uniti,-per-la-prima-volta-i-dischi-di-catalogo-vendono-pi%C3%B9-delle-novit%C3%A0)

Le case discografiche hanno il catalogo da sfruttare, gli artisti i loro evergreen da cantare, le radio sono tutte radio di successi e quindi suoneranno solo quelli di ieri, gli impresari piccoli e grandi avranno sempre qualche artista da vendere, e gli editori raccatteranno quel che rimarrà del diritto d’autore.

Noi che di musica vivevamo facendo molti mestieri sconosciuti ai più, come i tecnici del suono, i back-liner, i light designer, i produttori, i manager, gli arrangiatori, i promoter, i discografici, i direttori artistici, gli artisti emergenti, le nuove band… cambieremo lavoro…

E alla fine daremo ragione a Tremonti che dall’ alto della sua “saggezza” un giorno disse ” con la Cultura non si mangia”…

… e accontenteremo anche il qualunqista di turno…

” C’è tanta terra…”



Categorie:Spettacolo

2 replies

  1. Dura e cruda analisi, che arriva con la violenza di un pugno sul muso, uno di quei pugni che ti stordisce al punto di non capire più chi sei e cosa hai davanti a te.
    Luigi, sto imparando a conoscerti attraverso quello che scrivi, le idee che proponi, e spesso mi trovo molto in sintonia con te.
    Questa tua riflessione fa male, è come una pugnalata al cuore. Soprattutto per tutti quelli che la cultura l’hanno vista all’apogeo in questo paese.
    Ma vedi, d’altra parte io penso che in questa povera Italia (che vive ancora dalle illusioni di fama e di gloria ereditate dagli anni ’80, in cui la parola “spreco” era la parola chiave in ogni conversazione) oggi le proposte VALIDE in realtà non siano poi cosi tante.

    E’ vero, il livello tecnico dei musicisti si è alzato notevolmente, ma tra tutte le scale che hanno studiato si sono dimenticati per strada il capire il “perché” di ciascuna singola nota.
    Poi, oggi, questa società dei consumi ci ha portato veramente a confondere i valori, e a “desiderare” ciò che idealmente dovremo avere, come se fossi un “diritto”.
    La gente vuole FAMA…. perche la FAMA è ciò che richiede il sistema, pena l’esclusione sociale.

    Io credo che stia proprio qui il nocciolo della vera crisi culturale di questo paese, al di là delle lacune legislative che tutti ormai conosciamo.
    Il problema di base è più di tipo filosofico che pratico.

    Una decina di anni fa ricordo di aver presentato del materiale ad uno dei produttori che io ammiro di più in assoluto sulla faccia della terra, Corrado Rustici. Lui mi disse via email che stavano arrivando tempi in cui bisognava riscoprire LA VERITA’ dietro all’arte della musica. Ovviamente bocciò il mio materiale… e lo ringrazio ancora oggi per averlo fatto, perche mi ha dato la grinta necessaria per poter perfezionarmi con la testa sempre bassa, senza credermi chissà chi, magari quando si ha la responsabilità di lavorare con decine e decine di musicisti sullo stesso palco.

    Riscoprire la VERITA’ dietro il messaggio da trasmettere attraverso la musica. Questa è la cosa che sembrano aver dimenticato tutti quei “cantanti della domenica” che tanto casino fanno in rete, tanto si lamentano, e poi magari quando vengono invitati a partecipare ad un evento in cui si cerca di capire qualcosa sul panorama attuale ti dicono che non possono venire perche hanno magari la gara di karaoke nell’oratorio del paese.

    Comunque, nonostante tutto, io non riesco ad essere pessimista del tutto. Io creo che quando un messaggio artistico ha la forza di volare da solo prima o poi lo possa spiccare il volo.
    Io sono uno di quelli che crede che sia più giusto volare basso, vicino alla terra e alla gente, piuttosto che prendere troppa quota… perchè da lassù, nonostante la vista sorprendente, la caduta è sempre più forte.

    Un abbraccione.

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