Nemmeno il Presidente Napolitano ha il coraggio di nominare la parola ” Cultura”

E’ incredibile come la Cultura, intesa nel suo insieme, sia uscita totalmente dall’agenda dei nostri governanti… Anche il Presidente Napolitano in una missiva inviata il 10 agosto scorso al governo, dopo la conversione in legge da parte del Parlamento del Dl sulla Spending review dimentica, o ha paura di pronunciare, la magica parola.

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“Il presidente della Repubblica raccomanda altresi’ che in sede di revisione del complesso di spesa si effettuino scelte equilibrate, sostenibili socialmente e coerenti con la necessaria priorita’ degli investimenti per l’innovazione, la ricerca e la formazione,

E la Cultura signor Presidente… non è degna di essere nominata?

Senza nulla togliere all’importanza dell’innovazione e della ricerca e  della formazione che sono elementi essenziali per la crescita del nostro paese, la cultura lo è altrettanto…come indicato in una ricerca Rapporto 2012 sull’industria culturale in Italia presentato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere con il sostegno della Regione Marche: il 5,4 per cento del Pil (76 miliardi di euro), che arriva al 15 per cento (con il 18,1 per cento degli occupati) se nel calcolo si inserisce anche l’indotto.

Questo è quanto stigmatizza con precisione un articolo su “La Repubblica” nel quale si evidenzia che, a fronte di tagli lineari che riducono i fondi del Ministero dei Beni Culturali all’0,2% del pil, l’incidenza dell’industria della cultura produce olte il 5% del pil e quasi il 18% se si considera l’indotto.

In tempi in cui le aziende vanno all’estero,  gli investitori non investono più in Italia perchè attratti da zone più remunerative per i loro utili, in cosa vogliamo investire in Italia se non in risorse che abbiamo già nel nostro paese in quantità enorme e mai sfruttate come si deve?

La Cultura nel suo insieme significa Musica, Teatro, Cinema, Letteratura, Beni Culturali, e rappresenta una occasione unica di crescita del paese, alla portata delle nostre possibilità. Forse l’unica che con un poco di attenzione ed una politica attenta e mirata di investimenti può portare risultati a breve termine.

Se aggiungiamo alla Cultura e  ai Beni Culturali un’altra risorsa che difficilmente viene considerata dai nostri grandi e “tecnici”governanti , ma strettamente legata come  il Turismo, ci si rende conto di quale occasione stiamo buttando al vento, rincorrendo risorse ed opportunità che non sono attualmente alla nostra portata, e che difficilmente porteranno crescita e una via d’uscita a questa situazione di profonda crisi che vive il nostro paese.

Egregio Ministro Monti, Egregio Presidente Napolitano, noi operatori del settore non pretendiamo miracoli… ne tantomeno pensioni d’oro (che non avremo mai), come non pretendiamo di uscire dalla precarietà che è caratteristica peculiare di chi lavora in questo settore.

L’industria Culturale privata è fatta da aziende e imprenditori e professionisti che rischiano in proprio e che mai sono stati supportati ed aiutati  nel loro lavoro, anzi spesso ostacolati e non considerati (vedi regimi Iva penalizzanti in alcuni settori, la mancanza di una politica vera per combattere la pirateria,  una vera tutela del diritto d’autore e l’assenza di una necessaria riforma della SIAE, le necessarie riforme per gli enti pubblici del settore trasformati in carrozzoni sprecasoldi, una riforma vera della Rai, una riforma del settore radiofonico privato ormai una giungla senza regole, la mancata protezione e tutela del prodotto italiano e della Cultura popolare musicale del nostro paese, una riforma e il riconoscimento di professioni sconosciute e dimenticate ma molto specializzate… in ultimo una assurda interpretazione che impedisce le sponsorizzazioni nel settore Cultura da parte delle aziende private… e molte altre cose ).

Nemmeno pretendiamo che la Cultura (nel suo insieme) sia al primo posto della vostra ricetta per l’Italia, ma pretendiamo almeno che nella vostra agenda e nei vostri discorsi abbiate almeno il coraggio di nominare  la magica parola dimenticata… e che dai tagli agli sprechi della spending review… se mai ci saranno veramente… escano delle risorse per rilanciare il comparto Cultura, Beni Culturali e quindi Turismo.

Prendendo solo ad esempio l’ipotizzato spreco di 80.000 Euro per l’ hotel della scorta (che credo suo malgrado sia costretto a  subire) del Presidente Fini in questi giorni su diversi quotidiani, e senza gettare la croce sul Presidente della Camera… non basterebbe decidere in che periodo andare in vacanza e non prenotare 2 mesi, e risparmiare?

Con 80.000 euro si fanno tante piccole cose… e tante piccole cose messe insieme fanno grandi cose.

Quindi nominatela questa Cultura… a voce alta…non abbiate paura…. e fate qualcosa per rilanciarla...

Intanto noi a settembre quando  ricomincerà lo storico programma Rai “Chi l’ha visto” abbiamo pensato di lanciare una ricerca disperata per cercare di ritrovare due elementi spariti, la Cultura e le risorse per rilanciarla, e anche lo stesso Ministro dei Beni Culturali, dei quale non c’è più traccia nelle conache politiche e sui giornali da molti mesi.



Categorie:Cultura

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1 reply

  1. Egregio, egregio…
    Cosa vuol dire?
    Che se non si mette la parola “egregio” davanti a “ministro/presidente ” è come se si dicesse “testa di c***o”?
    In questo caso Monti e Napolitano non sono egregi, punto e basta.

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