Libri e Cd musicali, lo stesso destino.

Io sono  un professionista del mondo musicale (oggi per lo più disoccupato), e in tanti anni di lavoro ho visto cambiare il mio settore (in peggio).

Ho visto artisti che pubblicavano dischi anche con case discografiche importanti, e non trovavano nei negozi i propri dischi.

Ho visto etchette discografiche o artisti che non attirando l’attenzione di una major… in alternativa firmavano un contratto di distribuzione sperando di trovare i loro dischi sugli scaffali dei negozi (senza riuscirci).

Ho visto artisti famosi vendere in prevendita 100.000 copie, e altri vendere 5.000 copie al giorno…e alcuni venderne solo poche centinaia.Ho visto anche in passato considerare un insuccesso dischi che vendevano 35.000 copie.

Ho vissuto il periodo d’oro della promozione, quando fare un passaggio televisivo importante o il festival di Sanremo, poteva cambiare la storia di un disco.

Ho visto nuovi artisti essere catapultati da sconosciuti ai primi posti in classifica grazie alla promozione radiofonica.

Ho visto nascere grandi catene di negozi di dischi, ma prima avevo visto chiudere uno ad uno tutti i bellissimi negozi di quartiere, quelli specializzati, dove entravi, e un commesso ti informava su tutto quello che era appena uscito.

Ho visto la nascita di due o tre siti che vendono musica online e che oggi fanno il bello e cattivo tempo senza essere contrastati.

Poi ho visto la nascita dei talent-show, e la riduzione inesorabile degli spazi promozionali per tutti gli artisti… soprattutto per le nuove proposte.

Pensavo che tutto questo fosse di esclusivo patrimonio negativo del mondo della musica… ma mi sbagliavo.

Ora da debuttante mi sono infilato in un mondo ancora più spietato e oscuro… il mondo dei libri.

Come sapete voi che mi seguite su questo blog ho appena pubblicato un libro “Il Cantautore” ( http://www.caosfera.it/libri/il-cantautore/) con una piccola società editoriale indipendente, con le grandi case editrici non si riesce nemmeno a inviare un manoscritto per una valutazione, e mi trovo immerso in un mondo ancora più spietato e dalle incomprensibili regole commerciali e di marketing.

La mia casa editrice non fa nulla per promuovere il libro…devo fare tutto da solo.

Nulla può (o non lo vuole fare) se le librerie non comprano libri di nuovi autori.

Quindi non avrò la gioia di vedere il mio piccolo romanzo su uno scaffale di una libreria, piccola o grande che sia (sopravviverò anche a questo).

Solo le case editrici major possono farlo.

Sono entrato in una libreria e ho chiesto del mio titolo… risultato una ricerca su un computer, su IBS o su AMAZON, nel magazzino del negozio non se ne parla nemmeno… e sottovoce una richiesta: « vuole ordinarlo… ma ci vogliono molti giorni per averlo». Scoraggiante per me… figuriamoci per un potenziale e volenteroso lettore che si azzardava a spendere 14,00 Euro per il mio romanzo.

Potrei fare il venditore porta a porta, organizzando presentazioni del libro in giro per l’Italia (nella mia prima presentazione ne ho venduti più di venti), ma la cosa  è molto difficile e costosa.

Non resta, come mondo della musica affidare le sorti al web… ai tantissimi siti di vendita online che sono nati in questi ultimi anni… e al problema della diffidenza atavica degli italiani verso i pagamenti online… Eppure è molto comodo… ordini, paghi e ti arriva a casa… oppure scarichi il formato ebook se sei uno a cui piace leggere in questo modo.

Intanto ieri, per un altro motivo, ho fatto un giro in una catena della grande distribuzione di elettronica che non si capisce perchè si ostina a vendere libri- Cd e Dvd.

Che tristezza vedere libri e dischi messi alla rinfusa, in un paio di scaffali, impolverati, senza nessuna logica e senza senso.

Figuriamoci il mio sconforto nel leggere questa notizia:

La Fnac, rischia di chiudere. E per questo da qualche giorno i 600 dipendenti del gruppo sono in agitazionee hanno promosso una mobilitazione in tutte le sette città d’Italia in cui le Fnac sono presenti: Milano, Torino, Genova, Verona, Firenze, Roma e Napoli.La ristrutturazione dell’azienda, è stata già annunciata in un comunicato dello scorso 13 gennaio, in cui la sede centrale ha annunciato tagli in tutti i paesi in cui Fnac è presente”.

Alla situazione italiana, però, il comunicato ha dedicato, un solo rigo:

“Non sussistono più le condizioni per una attività in proprio; la Fnac prenderà una decisione entro l’anno”.

Le domande che mi pongo sono queste:

Questi lavoratori hanno gli stessi diritti di quelli dell’Alcoa o della Fiat? Oppure siccome vendono “solo” libri e Cd sono condannati ad essere licenziati senza che nessuno se ne occupi?

E’ possibile che i nostri governanti non si pongano mai il problema dell’industria della musica (e oggi anche dell’editoria) che sta cadendo a pezzi?

Il problema non è Luigi Calivà e il suo piccolo romanzo… o il Cd di questo o quell’artista, il problema sono migliai di posti di lavoro che nell’inerzia di tutti stanno sparendo, e con loro una consistente fetta del nostro PIL… e infine di tutta la Cultura italiana nel suo insieme.

E una crisi di sistema che necessita soluzioni adeguate.

Qualcuno se ne accorgerà?

L.C.



Categorie:Cultura, Musica

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