Nessuna nostalgia di Sanremo

Ho fatto tanti anni di Festival da addetto ai lavori, radiofonico, discografico , manager  e altri ruoli o mestieri … e oggi sono a casa.

E’ forse l’unica cosa positiva dell’essere un disoccupato del music business.

Non ho nessuna nostalgia per quella finta atmosfera a tratti goliardica e a tratti professionale… dove molti per darsi un contegno fingono impegni pressanti  e appuntamenti promozionali fittissimi, e se li chiami al telefono non ti rispondono.

E ancora i grandi capi delle case discografiche a pranzo e a cena nei migliori ristoranti, e a lavorare  solo un pugno di ragazzini che si occupano di radio, stampa e internet che diventano pazzi per stare dietro a radio locali  e varie testate sconosciute a caccia di interviste di tutti e di tutto pur sapendo che è tutto inutile, se tutti fanno la stessa intervista nella stessa radio o sulla stessa testata… e come non l’avessa fatta nessuno.

Artisti che fingono naturalezza e cordialità anche tra loro, sempre che il collega non arrivi prima di lui o di lei in classifica.

I manager degli artisti che con sorrisi e  cordialità ti salutano salvo probabilmente volerti accoltellare alle spalle alla prima occasione.

I grandi impresari che dai grandi alberghi fanno presenza per dare sostegno all’artista di turno al festival in scuderia… ma che se fa Sanremo non è certo quello che vende biglietti e quindi il meno importante dell’agenzia.

I piccoli impresari e local promoter che dalle pensioni orribili e dai piccoli hotel cercano il colpo della loro vita, cercando di  aggiudicarsi per la prossima estate una o più esclusive territoriali che gli verranno concesse salvo congrui anticipi, oppure il colpaccio di un’esclusiva nazionale pagata a minimi garantiti irragiungibili.

I taxi che spesso non si trovano… le auto che non puoi usare, il traffico insopportabile.

Nessuna nostalgia per la lotta ad aggiudicarsi a colpi di raccomandazioni il pass che ti permette l’accesso all’Ariston, salvo maledire di averlo ottenuto e di essere entrato per il fatto che negli oriibili camerini su diversi piani non sai dove stare,  a meno che fare una lunga seduta di step salendo e scendendo scale per tutta la sera.

Oppure un pass per la sala stampa (forse il posto più divertente) dove una congregazione di stanchi giornalisti  di lungo corso si sono uniti a nuove generazioni di cronisti di siti internet e testate online e tutti insieme cercano di spezzare la noia del festival e di una intera settimana passata a sentire le stesse canzoni e a scrivere le stesse notizie, tutte uguali su tutti i giornali,  inventando votazioni e commenti irripetibili a canzoni e al look dei cantanti in gara,  o dei conduttori e ospiti… e tanta ormai consunta goliardia.

E poi tutti quelli che si lamentano per la mancanza di rispetto per musica e artisti a favore di uno show televisivo che ha ormai preso il sopravvento… salvo non fare nulla perchè ciò possa mai cambiare.

Questo è il Sanremo che ricordo senza nostalgia, salvo un solo momento felice, il casello autostradale in direzione Roma la domenica mattina… spesso con un bellissimo sole della bellissima Liguria che mi salutava dandomi appuntamento all’anno seguente.



Categorie:Musica, Spettacolo

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