Talento, popolarità televisiva e mediatica e la fatica di fare l’artista in Italia.

Nel dibattito (molto piccolo per dire la verità) talent show si, talent show no, c’è un elemento che sposta l’ago della bilancia: il talento.

Le redazioni dei talent  per giustificare qualche esagerazione in certi giudizi (un poco affrettati) di certi giornalisti, affermano di aver scelto negli anni il meglio di coloro che si presentano alle selezioni, salvo continuare a sfornare di anno in anno ragazzine/ragazzini intonati… ma molto acerbi e spesso privi dell’ esperienza minima per fare gli artisti.

Ne è testimonianza la sostanziale differenza e la qualità tra i prodotti discografici e le performance live del periodo del talent, e quelli sfornati negli anni successivi, a prescindere dai risultati di vendita e di classifica.

La mia opinione è che il talento quello vero è molto difficile da scoprire e da riconoscere.

Nella storia della nostra musica  ci sono delle importanti conferme di questa teoria, vedi la difficoltà e lo scetticismo che circondava Lucio Battisti cantante, che grande successo aveva già fatto come autore. Solo la cocciutaggine di alcuni addetti ai lavori hanno consentito a Lucio di diventare uno dei più grandi artisti della nostra storia musicale moderna.

Fatti analoghi  e cocciutaggine di manager, produttori e discografici  hanno permesso a Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Franco Battiato, Zucchero, Claudio Baglioni, Andrea Bocelli, Eros Ramazzotti, Elisa, Giorgia, Jovanotti, Renato Zero, Biagio Antonacci, Laura Pausini, Tiziano Ferro, Luciano Ligabue, Vasco Rossi, Pino Daniele, Fiorella Mannoia… ed altri, di raggiungere il grande successo sia discografico che dal vivo. Ora indipendentemente dai gusti musicali di ognuno di noi, non possiamo certo affermare che il talento manchi a questi artisti.

Una storia esemplare di scoperta del talento da parte di alcuni lungimiranti produttori  e manager e di gestione dello stesso, è quella di Cesare Cremonini. L’artista è nato con un successo che aveva tutte le caratteristiche per essere effimero, una delle poche boy-band italiane i Lunapop con una fiammata nel 1999. Tutto sembrava avviarsi verso l’oblio… ma Cesare che di talento ne ha da vendere è riuscito grazie all’aiuto del suo manager Walter Mameli a ricostruire una carriera da solista, e oggi è ormai una vera realtà sia discografica che live del nostro panorama musicale.

In questo ultimi anni però rischiamo di lasciare per strada qualche talento vero a causa delle variate condizioni del mercato discografico e dell’impossibilità di trovare produttori e manager (a patto che questi artisti li vogliano)  che supportino  la carriera di questa categoria di artisti:  Luca Carboni, Daniele Silvestri, Carmen Consoli, Alex Britti, Cristiano De Andrè, Marco Masini, Enrico Ruggeri, Fabio Concato, Francesco Renga, Fabrizio Moro, Tosca , Gianluca Grignani, Irene Grandi, Max Gazzè, Niccolò Fabi, Neffa, Pacifico, Sergio Cammarire, Samuele Bersani, Ron, Michele Zarrillo, Mario Biondi … ed altri.

Questi artisti , chi più chi meno, lavorano incidono, fanno spettacoli, ma corriamo il rischio che vengano sopraffatti dalla invadenza sul mercato e dalla sovraesposizione mediatica  degli artisti che di anno in anno escono dai talent show e da alcune forzature mediatiche, non me ne vogliano artisti e addetti ai lavori, ma gridare al miracolo per Giovanni Allevi… Oppure organizzatori che concedono l’Arena di Verona per Emma Marone e Alessandra Amoroso. Oppure  ancora  per il contrastato e ondivago successo di Marco Mengoni, forse unico vero talento uscito da un talent, ma che necessita di tempo ed esperienza per diventare una certezza.

Poi ci sono alcuni miracoli anche mediatici (non me ne voglia neanche lui) come Raphael Gualazzi che stasera suona a Spoleto durante il Festival dei Due Mondi, accompagnato da articoli a mezza pagina su alcuni quotidiani e vari Tg.

Tutte queste forzature rafforzano il concetto che nel nostro paese è necessario  stabilire delle regole meritocratiche , magari mediate anche dal  rispetto per la storia e  la carriera di taluni artisti come quelli qui sopra citati, per stabilire una scala di valori e di accessi ai media, alla tv.

A scuola c’è l’asilo , le elementari, la scuola media, la superiore, l’università e poi i master.

In Usa se un artista entra nella Rock & Roll All of Fame… è e resta un patrimonio culturale musicale dell’intero paese per sempre.

Pensiamoci… in Italia è necessario consacrare  gli artisti che hanno segnato la nostra storia musicale… se non altro per premiare la difficoltà di essere artisti in questo “povero paese”, dove qualcuno che conta ha avuto il coraggio di affermare in pubblico  “con l’arte e con la cultura non si mangia”.



Categorie:Spettacolo

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