Al grido di salviamo l’arte in Italia, considerando tutto in un unico calderone, è un errore.

Quando nei miei precedenti post mi riferivo all’arte… mi riferivo alla povera arte di fare musica in Italia, quella che conosco e che mi ha consentito di vivere…almeno sino ad oggi.

Le altre arti di default sono sempre state considerate superiori alla musica popolare… hanno sempre avuto una dignità superiore, e si sono sempre sapute difendere da sole.

Umbria-Jazz-festivalPittura, poesia, letteratura , cinema e danza hanno sempre avuto dei testimonial credibili… e hanno già combattuto battaglie per la propria sopravvivenza, qualche volta con successo altre volte no.

La Musica Popolare no!  E’ sempre stata massacrata da tutti, dal punto di vista fiscale, per gli spazi che mancano, per quelli che protestano perchè fa rumore, per leggi, le norme e  divieti stratificati uno sopra l’altro che rendono quasi impossibile organizzare un concerto, piccolo o grande che sia, e che impediscono ormai alla stragrande massa delle persone di fare musica in Italia, viverci dignitosamente, se non a casa propria o con gli amici.

Per salvare il salvabile bisognerebbe prima fare capire alla gente che non deve scaricare musica illegale e che pagare un concerto, anche con una birra significa pagare chi si sta esibendo.

Non rispettare chi fa musica è come essere uno dei tanti politici che la musica l’hanno massacrata ignorandola… non considerandola un arte.

Mischiare in un unico calderone tutte le arti nel nome di una battaglia per salvarle dall’incuria di chi ci governa, dalla gente, dagli stessi imprenditori che disperati fanno politiche industriali che portano all’autodistruzione, è un errore, perché le varie arti hanno esigenze diverse, spazi diversi, diversi bisogni, e uomini e manager diversi con diverse formazioni.

Si rischia di lanciare il messaggio sbagliato, e cioè che tutto si risolve con soldi e finanziamenti a pioggia.

Ma noi tutti sappiamo che quello che serve è il rispetto e un vero riconoscimento per la professione di musicista, le altre figure professionali, per gli artisti e per il settore nel complesso. E poi delle norme, delle leggi e delle regole che consentano di fare musica a tutti,  e che garantiscano accessi ai mezzi pubblicitari e promozionali a tutti in modo paritetico.

Poi alla fine vincerà sempre il migliore, il talento, la canzone con la C maiuscola.



Categorie:Musica, Spettacolo

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