Associazioni di categoria e pseudo sindacalismo del settore musicale… Ci sarà mai una vera rappresentanza?

La crisi irreversibile della musica e della discografia ha fatto fiorire in questi ultimi mesi diverse iniziative di molteplici addetti ai lavori che hanno fondato nuove associazioni pseudo sindacali, ma che nascono e muoiono con una facilità disarmante.

I Social Network e la rete in generale hanno favorito la nascita di queste associazioni o gruppi di artisti e musicisti, che avrebbero come obiettivo un nuovo rinascimento della musica e dell’arte.

Alcuni sono più ambiziosi e si vorrebbero porre  a tutela dei più deboli del settore, i nuovi artisti, che in questa situazione girano a vuoto senza sapere minimamente dove sbattere la testa avendo perso in breve tempo tutti i punti di riferimento principali – mercato – vendite discografiche – case discografiche – etichette – produttori – manager – agenti e impresari, che a loro volta sono stati messi fuori dal mercato dalla crisi.

ASSOCIAZIONE MUSICISTI ITALIANI – FRATELLI D’ARTE – MUOVI LA MUSICA – ASSOCIAZIONE AUTORI E ARTISTI – SIAM (SINDACATO ITALIANO ARTISTI DELLA MUSICA) – ASAE ASSOCIAZIONE SINDACALE AUTORI ED EDITORI – L’ASSOCIAZIONE SINDACATO AUTORI COMPOSITORI E INTERPRETI – SNAC SINDACATO NAZIONALE AUTORI E COMPOSITORI – CMI CONFEDERAZIONE DELLA MUSICA ITALIANA – FCI FEDERAZIONE ITALIANA COMPOSITORI – CIDIM COMITATO NAZIONALE ITALIANO MUSICA… e molti altri.

Queste sono alcune delle sigle che si possono trovare sui Social Network o in rete e che dovrebbero rappresentare le istanze del settore e i suoi lavoratori, artisti e musicisti, spesso dimenticando l’ossatura dello spettacolo che sono i tecnici.

Si tratta di piccoli gruppi di addetti ai lavori capitanati da un’artista famoso di turno  spesso in cerca di visibilità e di credibilità o a volte mosso da sentimenti sinceri, ma inefficaci.

Poi ci sono quelle “ufficiali”:

FIMI – AFI – ASSOMUSICA – PMI – AUDIOCOOP – ANEM – FEM – ACEP – UNCLA

Siamo in una vera giungla di sigle.

Eppure ci sarebbe un gran bisogno del settore musicale di porsi in modo credibile ed unito di fronte alla politica e all’opinione pubblica, stretto da una parte dallo strapotere di Tv e Radio e dall’altra dai giganti di Internet e Telefonia che usano la musica come un bancomat senza porsi minimamente problemi di copyright o di diritto d’autore.  

Il fatto è che bisognerebbe presentarsi avendo chiari i problemi del settore ed eventuali soluzioni possibili a questi problemi.

Molti provvedimenti e piccole riforme potrebbero essere a costo zero, e con questa situazione economica non è poca cosa.

I politici hanno sempre sfruttato il settore musicale e gli artisti allo scopo di aggregare consensi, magari cercando di portare popolo sotto un palco prima di un loro comizio, salvo dimenticarsene il giorno dopo la loro elezione.

Sembrava qualche mese fa che qualcosa si muovesse nel mondo politico e nelle politiche culturali del nostro paese…ma analizzando con attenzione si è visto che sono solo i soliti annunci del politico di turno.

Come sul decreto legge sulla musica live del Ministro Bray, il Decreto Valore Cultura.

Provo a dare una mia interpretazione personale ma potrei sbagliare poiché non sono riuscito a leggere la norma presentata e poi modificata nei passaggi tra Camera e Senato.

La norma prevederebbe una semplificazione nei permessi per i gestori di alcuni locali che volessero fare attività di musica dal vivo. Il progetto limita l’orario (sino alle 24,00) e la capienza a 200 posti (25 tavoli e sei già fuori) e non risolve il problema del costo principale, la Siae. Qui nasce l’equivoco o il voluto inganno allo scopo di fare i soliti annunci.

I locali che abitualmente fanno musica dal vivo (club) non hanno bisogno di chiedere nessun permesso perché sono già autorizzati, hanno un’agibilità, una licenza un permesso dei Vigili del Fuoco ed altre decine di pastoie burocratiche, ed infine hanno un rapporto continuativo con la Siae.

Questa  sbandierata  nuova  norma (credo ancora non approvata definitivamente) consentirebbe forse a ristoranti, pizzerie, cral, centri anziani, club sportivi e varie altre location occasionali che per fare uno spettacolo devono chiedere il permesso, come hanno sempre fatto.

Purtroppo non si è tenuto conto che questi locali non avendo attrezzature adeguate le devono noleggiare, quindi il costo per il gestore diventa comunque insostenibile se aggiungiamo che da questa pseudo semplificazione in deroga è esclusa la Siae, che è il costo fisso più rilevante.

Questo modo di fare annunci è prettamente Italiano.

La cosa più grave, sempre molto italiana, è che certi argomenti sono trattati da persone incompetenti e “ignoranti” in materia (coloro che ignorano), che in realtà non hanno nessuna intenzione di fare veramente qualcosa, salvo un annuncio con lo scopo di attirare consenso.

L’ultimo argomento emerso all’attenzione di tutti gli addetti ai lavori è una petizione a favore della legge sulla musica “alla francese” “Sostegno alla produzione musicale italiana – Vincolo di una quota dedicata alla musica italiana nei grandi network nazionali TV e Radio”, patrocinata dal MEI (Meeting Etichette Indipendenti) una costola di AUDIOCOOP.

Io dico sempre scherzando: “Nulla è più inutile di una Petizione Online, uguagliata forse solo dal creare e promuovere un evento su Facebook, da un sondaggio on line o cercare lavoro con Linkedin”.

Comunque a proposito dell’idea di legge, non c’è niente di nuovo, sono secoli che se ne parla e non è mai stato fatto nulla.

In Parlamento giacciono decine di disegni leggi su quest’argomento che sono li a prendere polvere negli archivi da anni.

Purtroppo per fare le leggi ci vogliono volontà e una buona politica, ma i nostri amministratori sono da anni impegnati a fare tutt’altro che dare sostegno a musica e cultura.

Torniamo ai nostri gruppi/associazioni pseudo sindacali, e alle motivazioni per cui non riusciranno mai a fare nulla di veramente importante per aiutare la musica, almeno nel modo in cui lo fanno attualmente.

Provo a mio modesto parere a elencarne le motivazioni:

1.    – Alcune (molte) di queste associazioni sono nate e si sono aggregate sui Social Network. Questi gruppi uniscono masse di artisti frustrati o frastornati che vi aderiscono con un semplice click su “mi piace” o invitati da altri su un gruppo. Aderire costa poca fatica e non costa soldi. Sono come un locale senza filtro alla porta che si riempie subito di clienti che non consumano. Il locale è destinato a fallire subito.

2.    – Sui Social Network è impossibile impostare una discussione sana, democratica e costruttiva, come nei talk show politici in tv, sia arriva subito agli insulti. C’è sempre qualche molestatore di professione pronto a entrare in azione, o qualche artista frustrato ed incazzato che ce l’ha con il mondo.. i forconi ci sono anche nella musica, molta protesta e niente soluzioni.

3.     – I politici guardano solo i numeri, se ti presenti a loro rappresentando solo qualche centinaia di persone iscritte, non ti prendono in considerazione, perché non rappresenti nessun vantaggio elettorale.  Voi direte, ma come da migliaia d’iscritti a un gruppo su Facebook solo qualche centinaio di soci? Sì perché quando tiri le fila di questa platea sterminata pronta a commentare e a litigare spiegandoti che la colpa è delle radio che non li suonano o delle case discografiche che non investono più sui giovani, e provi a formare una vera associazione, da migliaia di partecipanti ti seguiranno solo in quattro gatti.  Non parliamo poi di quando l’adesione costa una quota di associazione. 

4.      – Gli artisti famosi (e anche quelli non famosi) hanno un ego smisurato e pochissima propensione a fare gruppo. 

5.      – Spesso l’Associazione o il gruppo ruota  intorno  ad  una figura carismatica che l’ha fondato, e che ha creato grazie ai Social Network una sua piccola corte che lo venera con complimenti e commenti alle perle di saggezza postate con cadenza oraria sulla pagina o sul gruppo.

6.      – Questefigure carismatiche, che spesso sono artisti, musicisti e/o autori famosi, non hanno spesso il senso pratico e le capacità organizzative per gestire un’associazione, e come  tutti gli artisti hanno poco tempo a disposizione per occuparsi di cose diverse dalla propria carriera, questo a causa dei loro impegni professionali. Allora decidono di affidare la gestione delle attività a questa corte adorante e adulante che molto spesso non sa assolutamente di cosa sta parlando, e molto  più spesso non ha l’esperienza necessaria per trattare argomenti coretti di un mondo e di un sistema complesso come quello della musica, che pochi conoscono a fondo.

7.     – La maggior parte dei nuovi artisti che aderisce a queste associazioni o gruppi partecipando con l’obiettivo mal celato di poter promuovere il proprio lavoro e cercare produttori o contattare persone influenti. Non riuscendo a farlo in altro modo fingono di essere interessati alla causa comune, ma l’ego spesso prevale, e quello che conta alla fine è essere notati da qualcuno.

8.   – C’è poi qualche furbo che nascondendosi dietro attività di questo tipo, offre palchi aperti e audizioni perché magari ha un accordo con qualche editore musicale per segnalare e co-gestire qualche talento che dovesse emergere. Oppure, non si sa mai, trovasse la nuova Pausini o il nuovo Ramazzotti…Peccato, e non lo dico solo io ma in molti, oggi Pausini o Ramazzotti non emergerebbero mai, farebbero parte dei gruppi su Facebook.

Alla fine queste associazioni o gruppi di pseudo volenterosi, nati sull’onda dell’entusiasmo di pochi eletti, se pur animate da giuste motivazione non riescono a fare sistema avendo reciprocamente atteggiamenti di diffidenza e di competizione tra loro.

Figuriamoci se riescono a confrontarsi con le associazioni “ufficiali e con loro fare sistema”.

E’ successo diverse volte che invitati ad audizioni con il Ministro o con il Ministero invece di cercare di mostrarsi tutti uniti per un obbiettivo comune, sono andati in ordine sparso innescando polemiche tra di loro, ognuno tirava acqua al proprio mulino dando naturalmente un’immagine di divisione e  di poca credibilità.

Pensate che pacchia per i politici che conoscono benissimo queste situazioni , molto simili alle faide e alle correnti caratteristiche dei partiti politici di oggi. Loro sanno come  gestirle, in fondo lo fanno tutti i giorni con i cittadini italiani. Dicono… dicono, parlano e annunciano ma non fanno mai nulla.

In conclusione  una domanda sorge spontanea…

Perché il mondo della musica e della “cultura” dovrebbe essere diversa dal resto del paese?



Categorie:Cultura, Musica, Spettacolo

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  1. MeiWeb | Luigi Calivà contro le pseudo associazioni di categoria e contro i politici per la musica

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