Quando l’artista (poveretto) si crede Dio…

PalcoUn caro amico e grande autore di testi con moltissimi anni di esperienza Alberto Salerno, per il quale ho grande ammirazuione e stima, racconta su Facebook una storiella/metafora che fa comprendere molto bene il cambiamento dell’atteggiamento dell’artista da quando comincia, ed è solo all’inizio di un piccolo successo, fino all’arrivo del grande successo.

E’ perfetta ed estremamente sintetica nella sua disarmante verità.

Tutti noi che abbiamo fatto i produttori o i manager di un’artista prima o poi l’abbiamo vissuta in prima persona.

Primo tour, sound check. Il suo disco ha venduto 50.000 copie. L’artista arriva puntualissimo, sale sul palco, comincia le prove, ascolta i consigli del fonico, del promoter e del produttore, con i suoi musicisti e’ cordiale e amichevole, si concede volentieri per fare un’intervista con un inviato della radio locale, poi va a cena insieme alla band, nel ristorante fissato prima dell’inizio della serata, battute, pacche sulle spalle, allegre risate.

Secondo tour, sound check. Il suo disco ha venduto 150.000 copie. L’artista arriva con mezz’ora di ritardo. Sembra avere qualche problema con gli ascolti, dice che non sente bene la sua voce, discute un po’ con il tecnico, risponde nervosamente al promoter e al produttore, seduti in prima fila. Fa un po’ di storie per rilasciare l’intervista alla radio locale, va a cena con la band ma non gli piace per niente il ristorante scelto dal promoter, dicendo :”Quello dopo mi sente!”.

Terzo tour, sound check. Il suo disco ha venduto 300.000 copie. L’artista arriva con un’ora di ritardo. Ha l’aria scazzata, porta un paio di occhiali da sole, nonostante fuori piova, non saluta la band, risponde appena al promoter e al produttore, che si guardano scuotendo tristemente la testa. Contesta la band che non gli sembra all’altezza, e ha un’aspra discussione col fonico che, fra se’ e se’, tira un bestemmione. Si rifiuta di fare l’intervista con la radio locale, e va a mangiare per i fatti suoi con la sua ultima fidanzata che gli da preziosi consigli artistici, nel ristorante scelto da lui, ma pagato dal promoter.

Ora, questa storiella e’ spinta all’eccesso… Ma non siamo così distanti dalla realtà.

Allora diciamogli… : “Attento, ragazzo, dal primo posto puoi solo scendere…” (Cit. Mogol)



Categorie:Musica, Spettacolo

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5 replies

  1. Storiella spinta all’eccesso? Solo nella sintesi. Nella realtà dei fatti è ben peggiore, parola di fonico. Manca però l’ultimo capitolo: ennesimo tour, l’artista ha venduto copie a profusione e vinto premi crescendo artisticamente e maturando. Piove, il palco non è montato a regola e pende, le luci della piazza non verranno spente per una dimenticanza del comune e il gruppo elettrogeno non eroga sufficente energia per gli impianti. L’artista arriva in ritardo, chiama il fonico e la band “ragazzi facciamo quel che possiamo, non siamo maghi” il concerto non è quello del tour ma il pubblico gradisce. Firma autografi e si concede alle domande del cronista locale sotto all’ombrello. A cena va dove vuole lui ma non prima di aver salutato e ringraziato tecnici e produzione. In parole povere: gli sconosciuti e i famosi per ragioni differenti non si sentono dio. God save us dagli “emergenti”. Sempre parola di fonico…

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