17 cose che gli artisti emergenti non riescono ad imparare

Ari_main_small_vertical_nameAri Herstand è un musicista che si gestisce interamente da solo, ma lo fa in un modo talmente efficace e redditizio che il suo blog è diventato un punto di riferimento per tutto il mondo DIY. Spesso i suoi post vengono pubblicati su siti di informazione di settore; è il caso di “17 Things Local Bands Just Don’t Get” pubblicato su Digital Music News. In questo post Ari si è concentrato esclusivamente sul live, uno dei suoi temi preferiti e uno dei punti fondamentali per ogni artista, facendo una lista di cose che le band o gli artisti emergenti non riesco a capire. Un breve cappello introduttivo giusto per anticiparvi che questo è un adattamento, non una mera traduzione, anche per cercare di trovare un nesso tra il mercato italiano a quello americano. Ma che vedrete si assomigliano più di quanto non pensiamo.

Partiamo:

  1. Parlare male di altre band appartenenti alla vostra stessa scena non peggiora la loro reputazione, bensì la vostra.
  2. Rimanere in fondo al locale con le braccia conserte e completamente indifferente mentre suona una band non fa di voi una persona ‘cool’. Diventate molto più popolari stando sotto i palco a cantare le loro canzoni.
  3. Sembrare una rockstar non è poi così importante; fondamentale è SUONARE come una rockstar.
  4. L’immagine è fondamentale. Evitate di esibirvi con i pantaloncini militari multitasche, quelli sono perfetti per il barbecue, non per i musicisti sul palco.
  5. Essere rispettosi e gentili vi porterà professionalmente più lontano rispetto ad essere superiori e arroganti.
  6. Andare ai concerti degli altri gruppi è la cosa più importante che possiate fare per aiutare la vostra scena musicale.
  7. Spesso le persone influenti (direttori artistici, blogger, giornalisti, personalità, etc.) sono amiche tra di loro, diventa amico di uno di loro e lo sarai di tutti. Se ti comporti male con uno sarai inserito nella lista nera di tutti.
  8. Non hai bisogno dell’attenzione della stampa per organizzare un concerto. Necessiti di un’etica di lavoro molto forte e un buon piano di azione.
  9. La promozione attraverso oggetti fisici è ancora molto importante. Esci di casa e appendi qualche locandina o distribuisci flyer. Non passare tutto il tuo tempo su Facebook.
  10. Facebook sta morendo. Se tutto il tuo piano promozionale è sul social, sei condannato all’insuccesso.
  11. Prima di partire con un tour devi conquistare la tua città. Se non interessi a nessuno a livello locale, cosa ti fa pensare che potresti piacere ad altre persone?
  12. Fare concerti non ha nessun senso fino al momento in cui non arriva il pubblico. Non ti conviene iniziare un tour se ancora non sai come far arrivare le persone.
  13. Se vuoi conquistare la tua città (vedi punto 11) non devi suonarci molto. Dirada i concerti così sarai in grado di promuoverne bene uno ogni 6/8 settimane.
  14. Quando inizi, comunque, devi suonare ovunque e in qualsiasi location per fare esperienza. Registra ogni concerto e quando inizia a piacerti ciò che senti (e persone che NON SONO tuoi amici o familiari pensano la stessa cosa) puoi iniziare a trovare nuove date e fissare un cachet.
  15. Se fate schifo non avete diritto ad essere pagati. Prima dovete diventare bravi. Poi chiedere un cachet.
  16. Nell’industria discografica a nessuno interessa quanto sia bella la vostra musica; a loro interessa solamente il successo che avete ottenuto da soli.
  17. Cerca di aiutare i tuoi colleghi, spesso questo aiuto torna indietro.

Tratto da: http://horizonsmusic.wordpress.com

Originale di Ari Herstand su http://www.digitalmusicnews.com del 17 febbraio 2014
Tradotto e adattato da Fabrizio Galassi per Groovadia



Categorie:Cultura, Musica, Spettacolo

Tag:,

31 replies

  1. Ha perfettamente ragione! Devo dire di aver inconsciamente seguito questi consigli, pur non avendoli mai letti, e mi hanno portato parecchio lontano 😀

  2. almeno potevi citare di averlo preso da horizonsmusic.wordpress.com !!!!!!!!
    Si citano sempre le fonti.
    Comunque lo prendo come un tributo…

    • Carissima ho copiato tutto ciò che c’era scritto compreso autore e traduttore… io non l’ho letto dove indichi tu ma da un’altra fonte su Facebook mi dispiace ma lo aggiungo subito, perdonami. Credo tu abbia capito il tenore e il senso del mio blog.
      🙂

      • Scusate ma Emergenza Festival posta questi articoli da due anni, prima su rock it adesso qua vengono regolarmente plagiati e riadattati.

      • Se tu avessi letto l’articolo ho citato la fonte italiana e quella originale e chi ha tradotto…
        Da due anni mi sembra strano visto che la fonte originale è di febbraio 2014…
        Io non conosco Emergenza Festival… e poi perché parli al plurale… quali articoli?

  3. In linea di massima sono regole condivisibili, il problema è, che esistono periodi storici dove certe cose diventano fondamentali per le abitudini, interessi e di conseguenza cultura della gente, altri invece, dove delle stesse cose non interessa nulla a nessuno, per l’avvento di tecnologia diversa,o l’inflazione di utilizzo della stessa, la musica rispecchia in pieno questa situazione.

    Aggiungiamo anche che nessuna regola funziona per tutti allo stesso modo, se Hendrix avesse dovuto conquistare la sua città prima di uscire a suonare, forse ad oggi il suo nome non direbbe nulla a nessuno, tanto per fare un esempio clamoroso.

    Il fatto poi di dover farsi amiche persone influenti, (termine molto esplicito sul tipo di persona), questo invece non cambia come approccio ” sbagliato” anche in periodi storici diversi.

    • Il senso di conquistare la propria città significa che se a casa tua non ti caga nessuno figurati in altri luoghi. Per fare concerti bisogna avere un pubblico, conquistarselo piano piano con il lavoro e la qualitá.

      Farsi amicizie influenti significa essere ben voluti e considerati dei professionisti, non degli scassa palle maleducati ed arroganti. Io di questi su Facebook ne trovo a bizzeffe. Figurati se diventassero famosi….Ma per fortuna non accade quasi mai, spesso quelli che si comportano cosí non ne hanno la stoffa e restano solo degli scassa coglioni frustrati.
      Hai abbreviato la storia di Jimi Hendrix che di gavetta prima di andare a Londra ne ha fatta tanta…

      • Penso di aver fatto un commento sensato, ed aime’ realistico, che tira in ballo una cosa molto spesso sottovalutata e cioè il cambio generazionale, ma soprattutto il fatto che l’avvento della tecnologia degli ultimi vent’anni ha letteralmente cambiato lo stato delle cose, tutto oggi è a portata di clic, il desiderio di partecipare ad un concerto, la voglia di vedere che strumenti o effetti usa un musicista, di apprezzarne il sound o la tecnica, tutte cose che iniziavano il percorso di qualsiasi ascoltatore o musicista in erba negli anni 70/80, viene soppiantato dalla possibilità appunto di ricreare il tutto a piacimento e magari dal divano di casa, usando un eufemismo sia chiaro.

        Per indurre l’ascoltatore alla partecipazione bisogna fare cose che spesso la musica stessa non permette oggi più di fare, e cioè creare novità geniali e belle che non assomiglino a nulla di già sentito, e se creare oggi cose nuove è già di perse difficile, figuriamoci crearle geniali.

        In alternativa si può sempre svendersi alla cover band di turno e di moda, per la gioia del gestore che a parte rare situazioni, non ha MAI investito sulla musica di qualità.

        Non dimentichiamoci anche, che il pubblico di oggi riconosce il solo il nome, il bravissimo musicista blues o jazz, o rock che si voglia, bravo per i colleghi, ma sconosciuto alla massa critica, si trova spesso nell’imbarazzante situazione di vedere pubblico entusiasta quando suona al fianco del nome conosciuto, e completamente ignorato quando si affaccia sul palco del locale a suo nome, o accompagnato da musicisti di pari livello (esperienza personale), questo la dice lunga sulla capacità del pubblico giovane di riconoscere la bravura di un musicista ai giorni nostri.

        Per quanto riguarda Hendrix, qualsiasi suo appassionato sa, quanto Jimi odiasse la sua città proprio per il fatto che non lo avesse per nulla considerato musicalmente, tanto è, che l’unico motivo che lo spinse a tornare per un concerto fu la sua voglia di rivalsa.

        Nessuno ha detto che non ha fatto gavetta, il punto in questione era chiaro mi sembra, “prima di uscire devi essere qualcuno nella tua città “, e comunque rimane solo un esempio eclatante di come non esista un canovaccio da seguire alla lettera.

  4. Non sono per niente d’accordo! Soprattutto per quanto riguarda i primi consigli: intende dire che bisogna fare i “bellilli” (come si dice dalle mie parti) e fare i ruffiani anche contro il proprio gusto musicale. Basta il rispetto e la gentilezza. La musica è musica e dovrebbe essere apprezzata per questo motivo e non per come sai fare public relation o meglio leccare culi !!!!

    • Una cosa sono i desideri di ognuno di noi di come dovrebbe essere apprezzata la musica… Altro è la realtà.
      Aiutare la vostra scena musicale non significa andare contro i vostri gusti…

    • Hai perfettamente ragione. La cosa triste è che una volta questi inviti a “farsi furbi” e a essere simpatici, perlomeno, venivano dati sottobanco… stile Razzi, “te lo dico da amico…”. Adesso a quanto pare te lo dicono apertamente: artista emergente, non pestare mai i piedi a nessuno, testa bassa, fai comunella con più gente possibile, lecca dove puoi sperando che qualcuno in cambio lecchi te e buona fortuna! Anzi no, perché se per disgrazia dovessi avere troppa fortuna potresti danneggiarmi.

  5. Nell’eptadecalogo di questo musicista trovo cose condivisibili ed altre molto meno così come trovo commenti con/dis-cordanti, il che dimostra che l’unica regola probabilmente è che non ci sono regole. Manca inoltre un dato su cui mi sarebbe piaciuto avere diversi pareri, ossia se per arrivare ad avere successo ed essere apprezzati sia dal pubblico che dalla critica sia necessario fare cover, magari riarrangiate, oppure pezzi propri.

  6. Sono concetti banalissimi, ma per quanto incredibile quasi nessuno li segue. Spesso nessuno li capisce neppure quando sono spiegati “for dummies” come dimostrano alcuni commenti. Rossellapivanti e fransis, non è farina del vostro sacco, li avete tradotti e diffusi e altri li hanno ripresi. dovreste esserne contenti e non essere così gratuitamente polemici, Non era questo lo scopo? Bastava segnalare “guarda che stai usando la mia traduzione, ti dispiace citarlo per favore?” e il risultato sarebbe stato lo stesso in maniera meno ruvida (ex punto 5). Vittorinof, Innoy, c’è una bella differenza fra fare i lecchini e fare i maleducati, o essere presuntuosi e arroganti, o peggio ancora invidiosi. Questo è il senso di molti degli 11 punti. Se la scena cresce tu cresci con la scena. Aiutala a crescere. Se il locale è pieno quando suona un altro, probabilmente lo sarà anche quando suoni tu, e viceversa. E se rompi i coglioni a qualcuno gratis, attento che il mondo è piccolo, e la voce gira e nell’ambiente si conoscono tutti e tutto si sa e si fa presto a essere bollati come rompicoglioni. Un sorriso non ha mai ucciso nessuno. Se ti comporti da dilettante non andrai da nessuna parte, se lo fai da professionista avrai più chance. Se non sai comunicare non arriverai a nessuno. Se non sai crearti un pubblico il pubblico non crescerà mai. Se la tua musica non ha un valore e una qualità oggettiva sarà solo fatica sprecata. Prima di tutto la musica, ma anche il resto non va mai sottovaultato. E se fai le cose bene, ti piace e ti diverte quello che fai, e alla gente piace, e i rapporti con chi ti fa suonare sono buoni, non ha importanza cosa stai facendo, cover, pezzi tuoi, jazz, musica elettronica, blues…. Hendrix si è fato un mazzo tanto prima di incontrare Chas Chandler e appena finiva di suonare come turnista, correva in un altro locale ad ascoltare Roy Buchanan o chi passava nelle vicinanze. Ed era sul palco a suonare Sgt Pepper due giorni dopo l’uscita del disco dei Beatles.

    • Ok Giò come se avessi parlato io…
      Per la cronaca io ho citato fonti e traduzioni… tra l’altro visionando il blog dell’artista in realtà questo vademecum è una sintesi del suo pensiero… che è possibile applicare in tutto il mondo. E’ strano come i difetti degli artisti emergenti sono simili in ogni paese. Sono i mercati e le opportunità che cambiano… purtroppo in Italia sono pari o vicini allo 0 assoluto. IlSignorno Luigi Calivà 🙂

  7. condivido tutto. ma mi sento di dissentire su un punto: personalmente io esco al 90% per fare le prove e/o suonare fuori: tutti i soldi che ho li metto in prove strumentazione e registrazioni. per andare a sentire gli altri ( tutti gli altri) signori miei,occorre cash in + che spesso ( al 99%) non si ha. .. a meno che la serata non sia gratuita e dietro casa ..
    mi pare che molto spesso, specie in questo periodo, i musicisti emergenti facciano tutti altri lavori per mantenersi, in molti casi vivono già da soli e hanno stipendi medio bassi
    ormai ho rinunciato anche ad andare a vedere tutti i gruppi mainstream a pagamento che mi piacevano…fa parte dei sacrifici che devi fare s e vuoi mantenerti musicalmente e vivi da solo
    pertanto se per andare a sentire (tutti o quasi ) i colleghi devo rinunciare a pagarmi la sala prove, o altro.. ,anche no
    la trovo una cosa giusta, ma possibile solo a chi ha un budget mensile piu alto della media

  8. Condivido diversi punti. Ma forse sarebbe stato meglio scriverne alcuni in un altro modo tipo…

    1) se una band della tua scena ti fa cagare meglio se non lo dici, anzi fai finta che ti piaccia così tutto sarà finto ma armonico funzionale alla tua popolarità (fighissima questa cosa… già).
    2) anche se una band non ti piace vai davanti al palco e sgolati per loro… . I motivi sono gli stessi già detti su.
    4) L’immagine è fondamentale. Vestiti alla moda. Se piace come ti vesti… piace la tua musica (…) . Interessante e molto molto triste.
    7) Sii gentile anche con dei buffoni che ti trattano come una gomma da masticare e buttare via. Sennò tali manager ti isoleranno e non suonerai più in giro.

    Fondamentalmente sono cose che già so. Nella musica puoi riuscire solo in due casi 1) sei un genio che se ne fotte di ogni regola ma sei un artista Vero. 2) sei un mezzo leccaculo e falso.

    • Caro amico che non ti firmi, uso il tuo stesso linguaggio… diciamo schietto, per la mia risposte.
      1) Se una cosa ti fa cagare non devi per forza ascoltarla o andare a cantare sotto il palco, scegline una che ti piace e sostieni la tua scena musicale;
      2) Diverso è se sei uno di quelli che gli fa cagare tutto perché è convito di essere l’unico “genio” in circolazione sui palchi;
      3) L’abito non fa il monaco… ma se il monaco è almeno pulito (e non vestito alla moda, ormai non esiste più) è più facile che abbia più fedeli a cui fare la propria predica;
      4) Non devi essere gentile con nessuno se vuoi… ma io non conosco nessun artista o band di grande successo, dai Sex Pistols ai Clash, dagli Oasis ai Nirvana, dai Red Hot Chili Pepper, ai Thirty Second to Mars… che probabilmente sono dei geni che però non se ne sono fottuti delle regole, e hanno manager, collaboratori, promoter, discografici, produttori e rapporti con la stampa senza dover essere per forza dei leccaculo, solo dei professionisti, solo persone che sanno stare al mondo e magari al di là delle scene… sono anche educati.
      Non so cosa fai tu… ogni ambiente professionale ha regole scritte (e li ci sono i contratti), e regole non scritte e li esiste il buonsenso.
      IL SUCCESSO DI UN ARTISTA O BAND NON E’UNA CORSA IN SOLITARIO CONTROVENTO, E’SEMPRE IL FRUTTO DI UN GIOCO DI SQUADRA… FIDATI E ANCHE SE NON LO SAPEVI, ORA LO SAI, QUINDI REGOLATI DI CONSEGUENZA SE TI INTERESSA FARE MUSICA E VIVERCI.
      Questo era lo spirito di pubblicare delle regolette che potrebbero essere utili, o potrebbero non esserlo.
      Buona Vita
      IlSignorno

    • Puoi rigirarla come ti pare ma questo elenco consiglia soprattutto una cosa: “Artisti emergenti… LECCATE.”.

      • Che non mi firmo? C’è scritto Bustianu sopra o sbaglio? . Io ci vivo già dalla musica, e non ho avuto bisogno di seguire i 4 concetti che ho elencato. Non lecco il culo a nessuno. Se un gruppo lo ritengo ridicolo lo dico chiaro, così come di un manager o di chiunque altro possa minare la scena che ho contribuito a creare e mantenere in piedi ancora oggi. Esistono situazioni che tu descrivi, ma quello che hai scritto non è legge. L’artista può “venir fuori” per i più svariati motivi, a volte anche inspiegabili. Il mio consiglio è di non seguire alla lettera nessun consiglio, ma fare solo quello che ci si sente di fare davvero.

  9. vittorinof … Bene ora tu ci hai chiarito il concetto, sicuramente ne troverai giovamento per la tua carriera artistica.
    Il mondo della musica aveva bisogno di un altro genio incompreso come te .

  10. Veramente no. Dove l’hai letto?

  11. Se clikko sul tuo nome mi si apre un blog e c’é un articolo…
    http://onlinemusiclass.altervista.org.

  12. L’ha ribloggato su IsabellaDifronzo's Bloge ha commentato:
    Assolutamente d’accordo.

  13. Non ho letto l’originale ma qualcosa mi dice che è stato “adattato” molto, magari estremizzando i concetti o molti di essi per sollevare interesse, polemiche ecc., in tipico stile “itagliano” (a proposito di cose da imparare spesso dall’estero, vale anche per chi scrive, in media, ognuno poi fa storia singola a sé ovviamente).

    Ci sono cose che mi sembrano cavolate oggettive notevoli, tipo il look militare o meno o con le tasche o meno in quantità…ne ho visti un casino da sempre invece, dipende anche dal genere che uno suona ovviamente, non vorrei vedere i Rhapsody in pantaloncini corti, ma un gruppo hardcore non vedo il problema.

    Se, da musicista o meno a mia volta (o presunto tale che sia a seconda dei casi), un gruppo mi fa schifo davvero o cmq non mi interessa, e magari è pure la prima volta che lo becco live (potevo essere lì per altre band che apprezzo per esempio, in un festival o mini-tale), non vedo perché dovrei andare sotto palco o vicino e addirittura cantare le loro canzoni che appunto non conosco nemmeno e non mi stanno facendo neanche una bella impressione; me ne sto dove mi pare nella sala concerto e è già tanto e il gruppo dovrebbe ringraziare che do una possibilità di ascolto lo stesso magari vedendomi e ascoltando tutta l’esibizione invece di andare fuori dal locale a farmi i cazzi miei aspettando altre band che apprezzo o, se fosse l’ultima a suonare, andando proprio via.

    Facebook “sta morendo”? Non me n’ero accorto…in Italia almeno non mi pare, altrove non so, ma penso non cambi molto.

    Se uno mi chiama a suonare nel suo locale o cmq accetta la mia proposta se l’ho contattato per primo io, e magari mi promette pure una certa paga o rimborso, me la deve poi dare a prescindere da quanta gente c’è o meno (la promozione la deve fare prima di tutto lui, non i gruppi, o non solo i gruppi cmq, sennò non serve a nulla, a nessuna delle due parti), sennò non accetti e stop, ma se lo fai vuol dire che tu vuoi un intrattenimento musicale nel tuo locale o un concerto vero e proprio che sia, quindi vuoi un valore aggiunto per il quale magari varia gente verrà in più a quella che hai di solito nelle sere in cui non fai live, quindi vuol dire che mi riconosci un valore e devi pagarlo come paghi i fornitori (anche se non rivendi poi la merce o la rivendi in più tempo del previsto), l’eventuale affitto del locale o le bollette ecc.

    Solo per citarne alcuni, ma sono tutti o quasi più che opinabili, alcuni smentiti proprio dall’esempio di un casino di band, per esempio quelle di successo più o meno notevole all’estero (magari fin dai primi demo spediti in tutto il mondo e invece ignorati in zona per vari motivi) e poco o nulla nella propria zona o in Italia in generale, non significa di per sé che all’estero abbiano gusti migliori, sappiano riconoscere di più la qualità di una band ecc., ma è un fatto oggettivo ripeto, succede spesso, ognuno poi lo interpreti come vuole ma non si può negare, quindi è una cavolata che se non hai successo in zona o in Italia non l’avrai nemmeno in generale.

  14. Un altro per esempio, i volantini reali in giro: purtroppo è un circolo vizioso, la gente soprattutto a eventi underground e dintorni è pochissima, quindi lasciare flyer (se poi te li fanno lasciare) alle altre serate serve ormai a poco, perché sono appunto spesso 4 gatti di cui alcuni sapevano già dell’evento avendolo visto su FB o saputo da amici ecc., quindi il flyer non gli fa sapere nulla di nuovo sul tuo prossimo evento, e altri come al solito anche se non lo sapevano lo guardano un attimo e poi lo buttano subito via o cmq poi lo perdono nei giorni successivi e se ne dimenticano anche se potevano essere più o meno interessati, a meno che non lo rivedano appunto su FB e quindi torni in mente. Non c’è storia, ormai tutti si affidano al noto social network e collegati per stare aggiornati sugli eventi (chi è davvero appassionato e lo fa, almeno, e partecipa poi più o meno spesso a quelli con band/generi che interessano, escludendo quindi chi pur vedendo tutto per tempo non va mai a nulla o quasi, tranne i concerti delle band degli amici stretti e/o quando deve suonare personalmente se ha una o più band).

Trackbacks

  1. MeiWeb | Artisti Emergenti: 17 cose da seguire per emergere, tradotto da Fabrizio Galassi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: