Il grande inganno degli “ecologisti da sacchetti di plastica per la spesa”.

borsa_shoppers_30x10x10x60“La gente sa solo quello che gli racconti”.

Lo dice Leonardo Di Caprio nel film “Prova a prendermi” che racconta la storia di un falsario.

Ed io aggiungo che “la gente sa solo quello che chi deve decidere vuole che sappia”.

Poco conta che sia la verità o quello che fa comodo far sapere.

Premetto che sono un ecologista convinto, uno che si commuove e talvolta si incazza se tagliano un albero dovunque sia, e che fa la raccolta differenziata pur vivendo in una località in cui il comune non si è ancora degnato di attivarla. Uno di quelli e che esce da casa per smaltire in discarica tutto ciò che è inquinante e che raccoglie in bottiglia l’olio di frittura per smaltirlo correttamente. Uno di quelli che si indigna quando vede sacchetti abbandonati o discariche abusive ai lati delle strade… e cosi via.

Ma sono anche un imprenditore del settore della plastica in quanto gestisco da un anno e mezzo un’azienda di famiglia, una di quelle PMI che cercano di resistere con difficoltà alla crisi, e quindi non ci sto a farmi dare dell’inquinatore e del furbacchione sulla pelle dell’ambiente e dei cittadini da certi “ecologisti illuminati”, che si sentono molto potenti grazie ad un sostegno di una opinione pubblica che ignora la verità.

Quindo provo a darvi la mia di verità, sperando che vogliate saperne di più.

Prendiamo il caso dei sacchetti di plastica, quelli della spesa.

Quelli che con un blitz balneare da Prima Repubblica, alcuni politicanti “ecologisti illuminati” infilando un emendamento di tre righe nel “decreto competitività in un articolo della legge non pertinente, sono stati vietati in Italia (e solo in Italia ) da agosto, ma contro il parere negativo dell’ Europa, che per questa legge contestata (datata 2012) e mai entrata in vigore, aveva già aperto un  procedimento di infrazione.

Perché parlo di “ecologisti illuminati” in tono ironico?

Perché questi signori riempendosi la bocca di parole come green economy e  littering o inquinamento del mare, in realtà in barba al rispetto per l’ambiente e per il lavoro di imprenditori, imprese ed operai, con il loro  “ambientalismo illuminato” favoriscono il lobbista di turno e molti altri interessi a svantaggio di tutti gli altri. Rischiando senza problemi di coscienza chiusure di aziende e nuova disoccupazione, ed infine raccontandoci che lo fanno per il nostro bene e quello dell’ambiente che ci circonda.

Stiamo parlando di una legge fatta apposta per i sacchetti della spesa da supermercato… non di tutta la plastica che viene prodotta ed usata in Italia.

Non parliamo di imballaggi, dei film termoretraibili che avvolgono il 70% dei prodotti posti in vendita sia alimentari che non alimentari ,  non delle bottiglie di acqua o bibite , non dei tappi, non dei tubi, non dei cruscotti e delle parti di auto, non delle bacinelle, non dei grandi teli per l’agricoltura o per l’edilizia, non delle pellicole estensibili, non dei sacchetti per mettere la frutta, la verdura o le mozzarelle, non dei foglietti tra una fetta di prosciutto e l’altra, non le confezioni delle merendine o delle patatine… non dei tavoli e sedie da bar… e nemmeno dei sacchi per la raccolta dell’immondizia, o delle vaschette, piatti, bicchieri e posate monouso… e posso continuare per molto ancora… ma non lo faccio perché avete già capito, ne sono sicuro

Ma gli “ecologisti illuminati” nostrani di cui sopra, parlano e legiferiamo solo sui sacchetti della spesa (detti shopper o sacchi da asporto), quindi solo di una piccola percentuale della plastica prodotta ed usata in Italia, ma sicuramente quella che fa gola al lobbista di turno da favorire

Bene allora facciamo un poco di chiarezza.

La “Plastica” come materia prima e come materiale sconta in Italia una diffusa ignoranza informativa che alimenta pregiudizi e rende difficili le scelte per il futuro.

In Italia la quota di diffidenza verso la plastica è del 43% della popolazione, in Germania è del 22%.

La plastica non è un materiale del diavolo, ma una risorsa perché sempre e totalmente riciclabile, e non è colpa dei produttori se in Italia ne raccogliamo e ne ricicliamo solo una parte.

L’abbandono e la dispersione nell’ambiente dei sacchetti (e non solo di quelli) ed il conseguente inquinamento che si è utilizzato quale motivazione scatenante per una legge, è esclusivamente un problema di comportamenti umani. Il prodotto in questione non ha una pericolosità intrinseca, ne il sacchetto tanto meno i produttori sono colpevoli dell’abbandono, anziché del conferimento in discarica per il suo corretto riciclo.

E’ come dare la colpa al sacchetto di plastica se qualcuno tenta il suicidio utilizzandolo.

Infatti se gestito correttamente a fine uso il sacchetto di plastica è una vera e concreta risorsa economica, in quanto totalmente riciclabile e riutilizzabile, come il vetro, carta e cartone, alluminio e acciaio, ferro o il rame.Ne deriva che bisognerebbe concentrare gli sforzi e le attenzioni sull’educazione dei cittadini, ed al rafforzamento delle politiche di raccolta e di riciclo, come hanno già fatto diversi paesi in Europa, anziché strumentalmente concentrarsi su politiche divieto, meno che mai se guidate da speculazioni.

Un recente studio (Fonte European House Ambrosetti) condotto su scala europea, ha stimato che sostituire la plastica con altri materiali nelle sue principali applicazioni, comporterebbe un maggior peso degli imballaggi di quasi 4 volte rispetto a quelli in plastica, un aumento del 60% del volume dei rifiuti prodotti, un incremento del consumo energetico annuo del 57% durante l’intero ciclo di vita e tra 78 e 170 milioni di tonnellate di emissioni di gas ad effetto serra in più.

Ora sempre per chiarezza di informazione parliamo di petrolio e quindi eliminiamo un altro luogo comune sull’inquinamento da plastica. Nel mondo ogni anno solo il 4 % della produzione petrolifera mondiale (fonte Corepla) è utilizzata per la fabbricazione delle materie prime plastiche nella totalità.

Il fine vita della plastica è una fase strategica per il riutilizzo dei prodotti e per il recupero ai fini energetici.
In Italia, nel 2011 0,9 milioni di tonnellate di plastica derivata dal petrolio dopo essere stata usata torna ad essere un combustibile nei termo valorizzatori. Di fatto torna ad essere petrolio e a produrre energia.

Continuiamo a fare chiarezza parlando dei sacchetti che da oggi per legge devono sostituire quelli di plastica, quelli di bioplastica.

Bioplastica: termine con cui si fa riferimento a diversi tipi di plastica realizzata non a partire da derivati del petrolio, bensì con materie prime quali mais, grano, patate dolci, canna da zucchero, alghe, oli vegetali e altre.

L’impatto ambientale delle bioplastiche rispetto alle plastiche tradizionali è assai ridotto all’apparenza; si abbatte infatti la quantità di CO2 emessa nel processo di produzione, se non fosse per i costi produttivi, che superano ampiamente quelli delle plastiche derivate dal petrolio.

La penetrazione delle bioplastiche nel mercato, infatti, è dovuta non all’economicità intrinseca di questa produzione, bensì al graduale innalzamento del prezzo del petrolio e alla crescente domanda (stimolata da informazione e comunicazione mirata) di prodotti ecocompatibili da parte dei consumatori.

La eventuale produzione in larga scala di bioplastica potrebbe creare enormi problemi di compatibilità etica ed ambientale nel mondo, per via dell’uso dei terreni per la coltivazione delle materie prime necessarie (mais, grano, patate dolci, canna da zucchero) che come è noto necessitano inoltre di un uso massiccio di risorse idriche (acqua) sempre più preziose e scarse, oltre all’esclusione di questi terreni dal ciclo di produzione per uso alimentare. Il trend di crescita della popolazione mondiale e le loro necessità alimentari consigliano un approccio più prudente in questo senso.

Le bioplastiche in particolare quelle compostabili non sono riciclabili e quindi rappresentano uno spreco di risorse, a differenza della plastica tradizionale che è sempre totalmente riciclabile e quindi riutilizzabile.

E infine, il prezzo della materia prima (bioplastica) e di conseguenza dei prodotti trasformati in Italia, per dinamiche commerciali (esistono nel mondo pochissimi produttori in grado di produrre quantità rilevanti di materia prima, in Italia ne esiste una) e spesso in assenza di concorrenza, le politiche dei prezzi assumono dinamiche speculative.Tale prezzo infatti oggi risulta circa superiore di 2/3 di quello della materia prima e del prodotto trasformato in polietilene (plastica tradizionale), con un evidente spreco di risorse economiche che alla fine della filiera si riversa sui consumatori che pagano alla cassa prezzi più alti per dei sacchetti che oggettivamente sono poco resistenti e quindi destinati ad un mono uso, causa il loro deperimento come contenitori.

E vi prego non mi si dica che possono essere usati per la raccolta dell’umido… perché una volta rotti o bucati non servono a nulla.

Inoltre e concludo, le bioplastiche, in particolare quelle compostabili rappresentano un problema serio per il riciclo della plastica, come evidenziato da numerosi studi internazionali, (anche se contestati dai produttori di materiali bioplastici) in quanto spesso la bioplastica mischiata alla plastica in discarica ne determina il deperimento della capacità di rigenerazione e riciclo, come dimostrato da diversi studi attendibili presentati in sede Europea.

Concludo questo mio articolo con una scommessa:
Nella azienda di famiglia, sperando di riuscire a sopravvivere a questo “ecologismo illuminato” che legifera per il bene di tutti, produciamo anche sacchetti per la raccolta differenziata,  sono sicuro che nei prossimi mesi al calare della disponibilità degli shopper in plastica, spesso usati per gettare l’immondizia indifferenziata, crescerà il consumo di sacchetti di plastica sottili con un saldo pari a zero di riduzione complessiva tra sacchetti e shopper.

Ma non ha importanza, il lobbista sarà comunque accontentato.

Luigi Calivà                                                                                                                                                                                                                                                                                                        09/08/2014



Categorie:Cronaca

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