Ho visto cose che voi umani… (La grande bruttezza)

Adoro viaggiare in estate per la bellissima campagna dell’Umbria dell’alto Lazio, dell’Abruzzo e della Toscana.
Mai come in questa strana (meteorologicamente) estate é tutto verde, campi, boschi e bordi delle strade.
Adoro ancora di piú visitare, guardare e gironzolare per i tantissimi borghi quasi tutti di epoca medievale o giù di li, piccoli paesi che sono una caratteristica di queste zone, ma in realtà lo sono in tutta Italia.
Ritengo (non é una mia teoria) che per sviluppare il turismo e la cultura, al di la delle grandi città d’arte che hanno necessità diverse, l’Italia possa e debba ripartire da proprio dallo sviluppo di questi territori, almeno sulla carta visto i grandissimi problemi economici che i piccoli comuni hanno dopo ormai 8 anni di continui ed ormai insostenibili tagli ai loro budget.
Tagli che purtroppo impediscono, anche se si fosse in presenza di buoni amministratori, (figure che scarseggiano) un vero rilancio ed una valorizzazione in termini turistici e culturali che potrebbe dare nuova linfa alle economie locali e a cascata a quella nazionale creando nuovi posti di lavoro sopratutto per i giovani e benessere per le popolazioni che le abitano.
Uno sviluppo turistico di questo tipo consentirebbe anche di dare supporto al settore terziario che ormai in questi anni di crisi sta soffrendo tantissimo, e non “vede la luce in fondo al tunnel”.
Quello che emerge da alcune indiscrezioni sui progetti del governo relativi al turismo e alla cultura che è sempre in abbinata, sembrano prevedere che invece di ripartire dalle piccole realtà che si autogovernano adattando i piani alle necessità e le peculiarità dei singoli comuni, la rinascita di un nuovo centralismo statale dove carrozzoni come ENIT, ACI, Touring Club e infine le Regioni, che hanno creato l’attuale sconfortante scenario, e dove ci sarebbe molto da lavorare per cambiare la mentalità dei manager e degli amministratori.
I problemi da risolvere localmente, difficilmente risolvibili da uno stato centrale elefantiaco, sono moltissimi come per esempio il “Decoro Urbano” definizione misconosciuta in moltissimi di questi comuni e da realizzare con costi quasi a zero.
Decoro morto e deturpato sotto i colpi di mostruosità come infissi in alluminio su facciate medievali, porte in legno sostituite da serrande, garage o box in metallo, oppure gamme cromatiche di pittura murale che fanno a pugni tra loro, porte e portoni fatiscenti, muri scrostati, ponteggi perenni, balconi aggiunti su facciate antiche e di pregio, grondaie scassate che creano cascatelle sui passanti alla prima pioggia, per non parlare di quelle di plastica al posto di quelle in rame.
Ancora… centri storici desertificati, botteghe artigiane e negozi spariti o fuggiti altrove sotto i colpi della grande distribuzione e dei mille centri commerciali brutti, freddi e spesso inutili.
Schifezze di tavolini, sedie in plastica e ombrelloni sponsorizzati dalla bibita o dal gelato di turno, posizionate in antiche strade o piazze dentro orribili gazebo in PVC autorizzati perché mobili ma diventati permanenti e bruttissimi. Fontane secche, luci a led bianche e fredde come la luce al neon per l’illuminazione stradale, oppure illuminazioni non il linea con lo stile e le caratteristiche dei palazzi, insegne luminose senza una regola ne un limite di dimensione, cartelli pubblicitari dappertutto e senza alcuna logica, strade e marciapiedi sconnessi pieni di pericolose buche, sampietrini e basolati rappezzati da toppe di asfalto.
Graffiti (non quelli antichi) ma quelli metropolitani con vernici spray su mura del 1500 , su bianchi marmi monumentali o grigi peperini di antica fattura consumati dal tempo e dall’usura.
Assenza di cartelli a segnalare palazzi, vicoli, borghi, contrade, chiese e strade e che sono basilari per informare il povero viandante su dove si trova e dove potrebbe andare.
Pulizia delle strade scarsa, aggravata dalla presenza imbarazzante di cassonetti pieni e disastrati la dove la raccolta differenziata é ancora un miraggio, il tutto abbellito da cumuli di immondizia non raccolta.
Centri storici pedonalizzati inutilmente visto l’assenza di negozi o botteghe , quindi veri deserti da percorre a piedi.
Spesso è volentieri sulle strade che portano alla “città “una totale assenza di indicazioni chiare con cartelli vecchi, sporchi, abbattuti o inutilizzabili perché incomprensibili.
Un tripudio di discariche abusive improvvisate qua e la ai bordi delle strade alimentate dall’inciviltà del cittadino pigro o dell’operaio scorretto.
Inutili rotonde in ogni dove, ma sopratutto spesso la dove non sono realmente necessarie, e sempre più spesso giardini e giardinetti sporchi, prati spelacchiati e piante rinsecchite in un trionfo di altro cemento e degrado.
E poi cibi locali e tradizioni culinarie in via di estinzione, sostituiti da frutta ,carne e verdure provenienti da chissà dove, che la grande distribuzione incurante di trovarsi in Italia ci vende impunemente omologando in un unico menù tutta Italia.
Per non parlare delle improbabili sagre che con i cibi locali e del territorio nulla hanno a che fare, tantomeno con le tradizioni culinarie locali e dove spesso si spende molto e si mangia malissimo dei cibi congelati spacciati per prelibatezze: dai bigné alle salamine al sugo, dal pesce di lago al polpo, dalla porchetta alla salsiccia, dalle bruschette agli gnocchi di polenta, dalle lumache ai maccheroncini agli gnocchi con frutti di mare… roba mai vista e mai mangiata, condita e cucinata con pessimi olii e annaffiata da altrettanto pessimi vini spacciati per genuini o “del contadino” che se fosse vero nel frattempo il contadino è sicuramente morto avvelenato.
Paesi deserti la domenica con negozi, bar e servizi chiusi, e naturalmente pro-loco e informazioni turistiche chiuse proprio nel week end, la dove si potrebbe accogliere il turista del fine settimana, che poi ormai é il metodo di ferie della maggior parte degli Italiani… e non solo degli italiani.
Per non parlare poi di quei comuni che hanno centri termali, siti archeologici di pregio, piccoli ma importanti musei, i laghi ed altre attrattive turistiche e culturali, lasciate in stato di fatiscenza con la complicità dello stato centrale con il suo Mibac inefficiente sempre gestito da ministri improvvisati e collocati lì in assenza o in attesa di un ministero di maggior peso, e le Soprintendenze svogliate, burocraticizzate alla massima potenza e senza fondi, dedite ad occuparsi (male) soltanto dei principali monumenti, mostre e musei.
Poi un capitolo a parte si potrebbe dedicare all’argomento spiagge pubbliche accessibili e spiagge che sono diventate delle vere proprietà private con divieto di accesso se non dietro il pagamento di un biglietto, ombrellone, cabina, lettino o sdraio.
“Ho visto cose che voi umani… diceva drammaticamente prima di morire il robot umanoide in Blade Runner… cose come meravigliose strade romane intatte, scoperte fotografate e poi ricoperte per la mancanza di fondi, siti etruschi nascosti da erbacce e rovi, palazzi antichi con soffitti affrescati abbandonati alle intemperie e ai piccioni, chiese millenarie con soffitti grondanti di acqua alle prime piogge… e migliaia di luoghi, palazzi ,dimore, musei, magazzini dei musei, opere d’arte accantonate e mai disponibili al pubblico.
Basta consultare le liste dei luoghi che il FAI (Fondo Ambiente Italiano) nelle sue giornate di primavera consente di visitare come appuntamento straordinario.
Luoghi pubblici e dimore private di grandissimo valore artistico che per motivi piú disparati non possono essere visitatati durante l’anno perché chiusi, molti spesso per mancanza di fondi per la gestione.
Un patrimonio immenso che se fosse presente in qualsiasi altro stato europeo o extra europeo, sarebbe certamente gestito correttamente e fatto fruttare ogni anno decine di miliardi di Euro a vantaggio delle economie locali, rendendo sostenibile la gestione economica di centinaia di comuni e di nuove imprese dedicate a questo settore.
Un esempio di corretta gestione è La Provenza oppure i Castelli della Loira, ma cosa hanno da invidiare i castelli in questione alle nostre bellissime Ville Venete?
Ancora le meravigliose città come Roma, Firenze, Venezia, Pisa, Verona, Mantova, Napoli Palermo, Trapani, Siracusa, Ragusa… e i luoghi o i territori come l’Umbria, il Chianti, la Franciacorta, le Langhe, le Cinque Terre,Il Salento, le Alpi, le Dolomiti, la Costiera Amalfitana, la Maremma, la Tuscia,  e ancora Viterbo, Tuscania, Orvieto, Perugia, Gubbio o Pompei, Capri, Ischia, Taormina, la Costa Smeralda le coste della Puglia, della Calabria o della Sicilia, e l’elenco sarebbe ancora infinito.
Luoghi, territori, risorse culturali, ambientali, turistiche che se correttamente gestite e promosse nel modo giusto tutte insieme potrebbero fruttare ogni anno altri miliardi di Euro e numerosi punti di Pil, oltre che importanti opportunità di posti di lavoro per i giovani e non solo per loro.
Ma di questo si parla solo nei convegni e nei dibattiti televisivi…Ma le parole volano nell’aria e ci restano senza che nulla cambi. E intanto il patrimonio artistico si deteriora, l’ambiente si rovina, e il paese si impoverisce e muore di disoccupazione, di incuria e di cattiva gestione.

La grande bellezza trasformata in grande bruttezza e colpevole incapacità di gestire… non quello che dobbiamo costruire o inventare, ma tutto quello che già c’è perché i nostri avi ce lo hanno lasciato.
Un peccato più grave del peccato originale proprio perché in assenza di alternative. Oppure aspettiamo che arrivino gli investitori stranieri ma nel frattempo i nostri figli possono morire di fame.



Categorie:Cronaca, Cultura

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