Altro che petizioni on line…non si fanno successi o buona musica per legge.

oOMlpvIQYCDaxaq-800x450-noPadUna petizione on line conta come un evento su Facebook, o forse vale molto meno.

Il Parlamento italiano è pieno di progetti di legge di tutte le materie e presentati negli ultimi anni da destra ,centro e sinistra e che prendono polvere da anni, figurati cosa conta una petizione online.Figurati poi se l’argomento è la musica italiana emergente e le radio che non la suonano.

Per favore non perdiamo tempo e guardiamo in faccia la realtà, la musica in Italia non è mai stata considerata un bene culturale…altrimenti oggi non si sarebbero persi irrimediabilmente migliaia di posti di lavoro, seppelliti per sempre in questi anni dall’indifferenza della nostra classe politica.E non mi riferisco ai cantanti ed artisti, ma a tutta una serie di figure professionali che sono state costrette a cambiare lavoro.

Quello che una categoria intera di artisti o aspiranti artisti deve capire non si fanno successi o buona musica per legge… e comunque in Italia quelli che restano nell’ombra sono spesso, molto spesso brutta musica e canzoni orribili.

Io dico, e ci credo, che chi merita e lavora bene prima o poi una chance la avrà. Poi bisogna vedere se la sa gestire e coltivare.

In italia dobbiamo toglierci dalla testa la sindrome del cantante da doccia, con la mamma che sentendolo cantare gli dice… “Figlio mio come canti bene… molto meglio di quei raccomandati che stanno a Sanremo o ai talent in Tv.

Non basta essere intonati e quadrati per diventare un artista. Non siamo tutti cantanti, meno che mai artisti con la A maiuscola e il talento , dobbiamo mettercelo in testa, è merce molto rara. 

Il consenso del pubblico si conquista con il live, con il passaparola, con un lavoro sul web ben gestito, dei video per il web originali e creativi, e con tanto duro lavoro in studio, prove, collaborazioni e contaminazioni… e tantissima umiltà.

Per assurdo tentare una carriera da artista è più facile oggi che una volta. 

Una volta l’autogestione non esisteva non si poteva fare, quando se volevi essere nei negozi con un disco dovevi avere per forza una casa discografica con la sua struttura commerciale che li metteva nei negozi (oggi spariti) e quella promozionale che ti portava in radio ed in Tv, altrimenti non andavi da nessuna parte.

Oggi il mercato è  formato per il 60 % da artisti che si autogestiscono.Il resto sono quasi tutti  internazionali che lavorano con major o indie altamente strutturate.

L’ho già detto e lo ripeto, le radio ormai non fanno il successo di nessuno, lo cavalcano una volta che è fatto, altrimenti non sarebbero tutte radio di successi, e meno che mai le vendite di un nuovo artista. 

Basta confrontare attentamente le classifiche di vendita, online e airplay per capirlo. Ciò che è suonato in radio spesso non è ciò che si vende veramente.

Basta con questa favola raccontata degli emergenti “incompresi” che devono trovare nelle radio un capro espiatorio per i loro insuccessi e spesso per la loro mediocrità artistica.

La maggior parte di questi così detti  “emergenti” sono spesso senza talento, scimmiottano male altre artisti ed altri mondi musicali, senza conoscerli, senza aver mai studiato, fatto formazione per conoscere il mercato e come muoversi correttamente per fare l’artista.Confondono il manager con l’impresario e il produttore con la discografica, non distinguono il diritto d’autore da altri diritti, figurati se sanno cosa sono per esempio  i diritti connessi e la differenza dal diritto d’autore gestito dalla Siae.

Non sanno che se cedono le edizioni delle loro canzoni, le danno via per tutta la tua vita ed un pezzo di quella dei loro eredi, e che il copyright è l’unica cosa che gli consente di avere il controllo sulla loro musica, e quindi controllare anche eventuali introiti.

Non sanno che oggi le vendite discografiche ormai rappresentano il 20% del reddito di un artista, almeno in Italia ed in Europa, e che il resto sono il live e altre varie prestazioni.

Basta con la favola che la musica è per tutti, la musica come professione la possono fare solo  gli artisti (e musicisti)  talentuosi, gli altri hanno tutto diritto di amarla e di farne un hobby per tutta la vita, ma scordiamoci che nella professione c’è posto per tutti.

E quindi  una volta chiarito e capito questo trovarsi un bel lavoro  e smettere di piagnucolare di essere incompresi.

Casomai rimboccarsi le maniche e studiare, formarsi, suonare in cantina… sino a che le orecchie non vi abbandonino.

Così si faceva dagli anni 60 in poi nell’epoca d’oro della musica sino al 2000.

Buona musica a tutti.

 



Categorie:Cultura, Musica, Spettacolo

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