Siae vs Soundreef, nessuna polemica può fermare il progresso.

soundreef-vs-siaeDietro la nuova lotta sul diritto d’autore in Italia si nasconde una battaglia di chi vuole mantenere lo status quo contro un progresso che non si può fermare.

Non è solo il problema di privilegi e posizioni dominanti come quelle dei grandi Editori e dei grandi Autori in Siae, c’è dietro molto di più.

Ecco in modo sintetico di cosa stiamo parlando:

La Direttiva Barnier o  DIRETTIVA 2014/26/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 26 febbraio 2014

Diritti dei titolari dei diritti

Articolo 5

1.   Gli Stati membri garantiscono che i titolari dei diritti abbiano i diritti di cui ai paragrafi da 2 a 8 e che tali diritti siano indicati nello statuto o nelle condizioni di adesione dell’organismo di gestione collettiva.

2.   I titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti, le categorie di diritti o i tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta, per i territori di loro scelta, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti. A meno che non abbia ragioni oggettivamente giustificate per rifiutare la gestione, l’organismo di gestione collettiva è obbligato a gestire tali diritti, categorie di diritti o tipi di opere e altri materiali protetti, purché la gestione degli stessi rientri nel suo ambito di attività.

3.   I titolari dei diritti hanno il diritto di concedere licenze per l’uso non commerciale di diritti, categorie di diritti o tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta.

Per esempio c’è dietro la libertà di un autore italiano (che ha opere che girano il mondo) di concedere diverse licenze in diversi paesi, e scegliere quella che ti garantisce  il maggiore risultato in termini di trasparenza e di velocità di incasso per il singolo paese. Oggi con la Siae questo non è possibile, depositi un brano che fa successo in tutto il mondo e aspetti tempi e modi della stessa Siae di incassare e pagare (due o tre anni dopo?) ciò che arriva dall’estero dalle consociate.

Il monopolio Siae oggi ha troppi buchi neri sulla ripartizione dei diritti, buchi che sono sempre stati a vantaggio di chi incassa di più, cioè dei grandi autori e relativi grandi editori, oltre a dei costi di gestione inaccettabili, che incidono notevolmente sui proventi ripartiti (male).

Nel mondo del Diritto d’Autore c’è una frasetta chiave che è la base e l’essenza dello stesso. “I proventi devono essere ripartiti agli aventi diritto” ed io aggiungo tutti, grandi o piccoli che siano.

Voi ora ditemi se questi vanno veramente agli aventi diritto in base a queste regole qui sotto descritte:

Riporto un post su Facebook  di Giulio Risi in risposta alle lamentele di Mario Lavezzi… sulla polemica D’Alessio, Fedez  contro Siae di questi giorni, e che hanno scelto di cambiare, che spiega come avviene la ripartizione dei proventi LIVE:

“I brani suonati live (programmi musicali verdi, quelli di solito compilati dai “giovani”) sono retribuiti “a campione” – uno dei tanti danni apportati dalla gestione Gino Paoli – cioè manda i suoi ispettori a 500 serate e questi prendono nota dei pezzi più suonati. Poi tutto il ricavato annuo di tutte le feste da ballo viene ripartito tra i brani più suonati in quei 500 campioni. 
Per quanto riguarda i programmi musicali rossi, cioè quelli riguardanti la musica dal vivo, dal 2007 vige lo stesso principio del campione per il 75%, mentre per il restante 25% ci si affida al sorteggio (ma se il borderò presenta anche solo una lettera fuori da uno spazio viene annullato e finisce nel calderone).”

Avete letto bene… sorteggio come a una lotteria.

Basta mandare gli ispettori in alcuni eventi ,rispetto ad altri…  e quindi provate ad indovinare a chi vanno la maggior parte dei soldi incassati?

Ed è inutile rispondere a queste critiche con la disonestà di chi fa programmi musicali falsi e quella atavica degli italiani, controlli e eventuali sanzioni servono a questo, e non a fare campioni da cui poi ripartine ai non aventi diritto.

Aggiungo io un paio di domande:

  • A chi vanno gli incassi del famoso e famigerato calderone, e cosa concorre a formarlo?
  • A chi vanno gli incassi di tutte quelle somme pagate per le licenze pagate dai negozi e Gdo per suonare musica nei propri spazi? Aggiungo che se paghi per trasmettere, poi non ci deve essere nessuno che deve pagare per ascoltare, sopratutto per tutti quei negozio che trasmettono radio.
  • A chi vanno gli incassi di tutte le somme pagate forfettariamente dalle emittenti Radio e Tv locali, per le quali non si ricevono programmi musicali dettagliati?
  • I proventi sui fatturati pubblicitari (pagati in una percentuale con accordi privati) di Radio e Tv nazionali che hanno l’obbligo di inviare i programmi musicali, vengono realmente ripartiti agli aventi diritto?

Ma ora parliamo di futuro e di progresso e di possibili soluzioni.

Nell’epoca delle reti veloci, dei dati digitali, delle banche dati, della fatturazione elettronica,  non sarebbe complicato costruire una banca dati dove in tempo reale (non in cartaceo, metodo arcaico ancora utilizzato dalla Siae che fa sospettare molti autori) possano confluire i dati di cosa suona in Radio e in  Tv attraverso le rilevazioni digitali che oggi determinano le classifiche di Airplay radio, per esempio. Oppure i programmi musicali delle stesse che digitalizzati possano essere trasmessi immediatamente e ripartiti con velocità. Stessa cosa per i programmi musicali live, piccoli e grandi, e relativi borderò di biglietteria e di versamenti forfettari per ogni piccolo e grande evento.

Questo consentirebbe ad un artista di incassare velocemente i proventi di un tour, di un evento, piccolo o grande, e di non aspettare diversi semestri prima di veder comparire nei propri rendiconti somme incassate da Siae anni prima.

E si perché gli incassi da biglietteria o i forfettari per “balli e concertini” vengono pagati subito, e quindi perché un autore li deve incassare un anno (e oltre) dopo?

Il sospetto che tutto questo serva ad alimentare un sistema sprecone, e folle di impiegati che altrimenti non avrebbero cosa fare è molto grosso.

Così come  le voci resistenti di grandi autori che si appellano al tempio del diritto d’autore, la Siae , è ormai è chiaro a tutti che è sopratutto una difesa di casa loro piuttosto che delle migliaia di iscritti Siae che spesso vedono proventi inferiori alla quota di iscrizione annuale pagata.

Il principio” pago e pretendo servizi efficienti e trasparenti” sembra essere ciò che sta spingendo diversi artisti a farsi rappresentare da Soundreef, ma gli artisti e autori italiani devono sapere che possono farsi rappresentare anche da  Sacem (francese) dalla Gema (tedesca) la Sgae (spagnola) la Sabam (belga) o la Prs (inglese)

Prendiamo ad esempio questa, la Prs inglese come Soundreef (Da un articolo di Federico Durante)

“La Prs for Music, l’analogo inglese della Siae, esercita infatti una sorta di monopolio de facto, ma ciò non esclude la possibilità che altre società concorrenti si inseriscano nel mercato. La società inglese, inoltre, registra un tasso di efficienza nettamente superiore alla sua “collega” italiana.

La più recente ricerca sull’argomento è stata condotta dall’Istituto Bruno Leoni nel 2010 e si basa su dati risalenti al 2008, ma è legittimo supporre che la situazione non sia cambiata di molto.

La Prs for Music conta circa 60mila iscritti e attraverso la vendita di licenze nel 2008 ha raccolto 608 milioni di sterline (620 milioni di euro secondo il cambio di allora). Nello stesso periodo la Siae (che conta 85mila iscritti) ha incassato dall’area Musica 475 milioni di euro, parte dei quali derivanti dall’equo compenso per copia privata, che non è previsto nel Regno Unito. Ma ha speso 72 milioni per costi di gestione: circa il 15% dei ricavi, contro il 12% sostenuto dalla Prs for Music. Se la Siae avesse mantenuto lo stesso tasso di spese della Prs, avrebbe avuto 14 milioni di euro in più da ripartire fra gli autori. Peraltro escludendo le entrate provenienti dall’equo compenso questo tasso salirebbe al 16,8%.

La Prs richiede una registration fee di 10 sterline, mentre la Siae chiede 128,52 euro di registrazione più 89,70 euro di quota annuale. Cifre che possono scoraggiare chi non svolge l’attività creativa come occupazione principale.

Un club londinese che organizza una serata a cui partecipano 500 persone dovrebbe corrispondere alle società di intermediazione 105 sterline (120 euro). In Italia la stessa serata, supponendo che ogni cliente spenda mediamente 20 euro fra ingresso e consumazioni, costerebbe al locale 1000 euro da versare alla Siae, nove volte tanto.”

Per chi ne volesse sapere di più… in modo informato e corretto questo convegno qualificato organizzato dallo studio Legale Dike Legal e l’università Luiss School of law, è un’occasione da non perdere.

DIRITTI D’AUTORE: L’ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA BARNIER È ALLE PORTE SIAMO DAVVERO AL GIORNO ZERO?Dike_poster

#CopyrightGiornoZero

Mercoledì 8 giugno 2016 – ore 9.00
LUISS GUIDO CARLI – Aula “Giovanni Nocco” (via Parenzo, 11 – ROMA)

Ormai siamo davvero al Giorno Zero del Copiright in Italia, nonostante qualcuno non voglia accettarlo.



Categorie:Cronaca, Cultura, Musica, Spettacolo

Tag:, , , , , , , , ,

2 replies

  1. In Italia l’attivita’ musicale si basa sopratutto sulle sale da ballo (miriadi) e sagre estive (con ristoro). La Siae controlla capillarmente tutto cio’ . Qualsiasi altra impresa di gestione collettiva del diritto d’ autore per agire senza l’intermediazione della Siae, dovrebbe avere a sua volta lo stesso potere di controllo territoriale….Spiegatemi qual’e’ il coperchio di questa pentola.

    • Carissimo il problema non è abolire la Siae ma riformarla…infatti Soundreef non può agire senza l’intermediazione della Siae, cosi come la stessa Siae deve evitare sprechi e raggiungere trasparenza e efficienza che oggi non ha per garantire una giusta ripartizione a tutti, e non solo ai soliti noti.
      Esistono per la Direttiva Europea due tipi di Società… quelle come la Siae e quelle come Soundreef, le due sono diverse ,ma dovono poter lavorare nello stesso territorio parallelamente, così come tu potresti essere iscritto alla Sacem francese, o alla Sgae spagnola…
      Il coperchio della pentola è questa, la concorrenza, miglioramento dei servizi, abbassamento dei costi per gli iscritti. La Prs inglese richiede una registration fee di 10 sterline, mentre la Siae chiede 128,52 euro di registrazione più 89,70 euro di quota annuale. Cifre che possono scoraggiare chi non svolge l’attività creativa come occupazione principale.
      La Siae deve eliminare ripartizioni a campione e sorteggi e ripartire agli aventi diritto. Se non lo fa avrà Soundreef che rappresenta tizio che gli chiede i proventi di 20 concerti estivi in cui sul programma musicale ci sono i brani di tizio, la Siae non può certo rispondere…mi spiace non è stato sorteggiato.
      E qui chiudo, ci siamo capiti.
      Cordiali saluti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: