“Il fatto non sta nel far scomparire le canzonette, ma di far riapparire la musica” (Bruno Santori)

Il fatto non sta nel far scomparire le canzonette, ma di far riapparire la musica” (Bruno Santori)
landscape-1486644097-apertura-paola-turci-sanremo-2017-look-boglioliPer scrivere il  mio modesto commento sul Festival 2017 parto da questo aforisma del mio amico Bruno, ottimo direttore d’orchestra e musicista sopraffino, che ho appena letto sulla mia bacheca Facebook.
Una cosa è certa, non abbiamo bisogno di un contenitore che ci proponga canzonette sino alla nausea, abbiamo tutto l’anno per ascoltarle in ogni dove, dalla radio a internet, in Rai o sugli altri canali TV, dove possiamo ascoltare  “Rovazzate” e tormentoni estivi in salsa latina, rapper furbi che strizzano l’occhio al pop, sino ad arrivare alle centinaia di  “canzoni” inedite messe su alla bene e meglio, ed in fretta e furia, per “obbligo contrattuale” dopo i vari talent per gli inevitabili finalisti e vincitori.
Avremmo invece bisogno di un contenitore  importante, almeno una volta l’anno, per apprezzare e fare “riapparire” musica e parole degne di questo nome,  a patto che siano abbinate con sapienza, per fare tornare la Musica italiana ad un livello minimo di credibilità.
Certo è difficile in un paese dove l’industria discografica è al pari di una specie protetta dal WWF perché  in via di estinzione, e dove Ministri, Ministeri, Amministrazione Locali e Assessori fanno bandi per chiedere ai musicisti di fare il loro lavoro gratis, previo la concessione di uno spazio “senza costi”; e dove le indagini ci dicono che nemmeno gli studenti universitari sanno scrivere in italiano.
Ogni anno il direttore artistico di turno del Festival ci giura che le scelte sono avvenute tramite la selezione delle”migliori “, e noi gli crediamo perché sappiamo che il livello standard di partenza per la valutazione, ormai, è talmente basso che elevarsi  è facilissimo.
Non mi dilungo in pagelle, se ne leggono a centinaia in questi giorni, (cosa volete che facciano i giornalisti e blogger nella città dei fiori, oltre mangiare bianchetti e tagliolini al pesto) ne mi accodo al coro di quelli che comunque il Festival fa schifo, perchè lo guardo ed ascolto, cerco  solo di fare un’analisi personale.
Poco importa che dopo questa ubriacata di “canzoni” ascoltandone alcune in radio le giudico molto meglio, anzi sembrano tutt’altro rispetto a quelle versioni sentite dalla TV dove tutti gli strumenti, comprese le voci, sono sullo stesso piano ed hanno le stesse dinamiche sonore.
Nella musica le dinamiche e i piani sonori sono molto importanti. In  un’orchestra spesso è il Direttore con i suoi gesti a differenziarle.
Ma sono Direttori D’Orchestra quelli che salgono sul podio dell’Ariston a dirigere i vari cantanti?
Voi dareste in mano una macchina di Formula 1 ad uno che è senza patente e non sa guidare?
Anche il  giudizio sui testi è impietoso,  c’è da salvare poco anche facendo uno sforzo di adattamento e di massima disponibilità a decriptare concetti che spesso sono solo sequenze di parole che suonano bene, e non sempre.
Non c’è da stupirsi in questo contesto che Fiorella Mannoia, Paola Turci, Michele Zarrillo, Fabrizio Moro, Marco Masini, Gigi D’Alessio, Ron, Albano… la “vecchia” generazione, lo zoccolo duro di chi resiste nonostante… sembra quasi  essere li solo per una scelta di marketing, per poter dire: “eccomi io sono ancora qui, non mi dimenticate, almeno per il prossimo anno“.
Certo è un paradosso, sapete quanta gente in questi giorni ho sentito chiedere “ma quello canta ancora? Sono anni che non si vedeva in Tv ” perché la regola è ormai questa, non esisti se non sei in Tv, poco importano , i dischi venduti e i concerti che fai. Ormai si confonde il talento, il merito e l’esperienza con la semplice popolarità.
Certo che  in questa situazione Tiziano Ferro e Carmen Consoli o Giorgia, ospiti del Festival, sembrano quasi degli extraterrestri venuti dal pianeta  “Faccio il cantante”.
Il resto è quasi ingiudicabile, e se va bene può dichiarare: “ho fatto poche stonature, quindi sono stato bravo“, oppure: “non mi giudicate per esibizione ne per la mia breve carriera, io scrivo canzoni per altri, o ancora: “ ho vinto quel talent o quell’altro” e qualcuno: “ci ho provato lo scorso anno, e andata male. Rieccomi ci riprovo“.
Tutti Curriculum di meno di una paginetta comprese  le scuole.
Cosa aggiungere in un panorama quasi desolante?
Finché il Festival resterà un evento di stampo televisivo cattura ascolti (con tutti i mezzi meno che con la musica), credo non ci sia alcuna possibilità di puntare ad un progetto che abbia nel proprio DNA una reale valorizzazione della Musica italiana e delle eccellenze che esistono ancora, ogni tanto ne vedi qualcuna “fuori festival”
Ma sognare non costa, e intanto stasera, almeno stasera, ci sentiamo tante belle canzoni  del passato cantate dai nostri “eroi” del Festival di Sanremo 2017.
Luigi Calivà


Categorie:Cronaca, Cultura, Musica, Spettacolo

1 reply

  1. Bravo Luigi, mi trovo d’accordo con quello che scrivi !

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