La Tuscia tradita dal suo popolo.

La Tuscia o Etruria è quella meravigliosa porzione di territorio del centro Italia, in questo caso del Lazio, con i suoi antichi borghi, le vestigia etrusche e romane, assoggettato alla grandezza e alla luce che si propaga da Roma a sud, e ai bagliori di bellezza della Toscana a nord, e al verde lussureggiante dell’Umbria a est.

Una “provincia” diversa da quella del sud, e lontana anni luce da quella del nord, e dove la parola turismo è vissuta come un’invasione, il concetto di cultura come un’offesa la cui proposizione suscita la stupida risposta “prima ci sono altre priorità”, e fare progetti come l’esercizio di una perdita di tempo, “ci sono altre cose da fare”.

Un territorio mortificato dalla decadenza di Viterbo negli ultimi lustri, una perla appannata dalla polvere, dall’incuria e dal malgoverno, che luce non ne propaga più in nessuna direzione, nonostante la sua bellezza, i suoi tesori architettonici e del territorio, come per esempio l’antica zona termale, o il centro storico con il suo Palazzo Papale, le sue antiche mura e i tanti palazzi nobiliari, e tutta la sua provincia.

Tutto è fermo ed immobile, in balia degli eventi e delle incursioni di politici incapaci in cerca solo di carriera che li porti a Roma, o di piccolo potere da esercitare cercando di non cambiare nulla, per non diventare ancora più inadeguati di quello che effettivamente sono,  e che non ammetteranno mai di esserlo. Spesso le loro risposte ad un suggerimento sono: “ci abbiamo già pensato, lo abbiamo già progettato”. Ma restano pensieri e progetti dimenticati al termine del discorso, unica vittoria non dare soddisfazione a chi offre il proprio aiuto, le proprie idee e le proprie competenze.

Questo strano popolo, con una antica cultura contadina, ma privo di una filosofia che lo preservi dall’isolamento, dalla marginalità e dal degrado a cui loro stessi, la nuova politica, l’economia della finanza, e i nuovi barbari, li stanno condannando.

Un popolo convinto di poter vivere senza fare delle scelte anche dure, ma necessarie per la propria salvezza e la sua rinascita, incapace di rimboccarsi le maniche per il pubblico, la propria città il proprio territorio, nascondendosi dietro a delle tradizioni che non esistono più, perché estinte da tempo, e troppo sicuro ancora della fierezza degli Etruschi, antichi abitanti di queste terre, dimenticandosi colpevolmente del fatto che dopo la loro grandezza, gli Etruschi caddero sotto i colpi di Roma, fondendosi con la sua urbe.

Lo stesso popolo che finge di non sapere, o perché l’ignora proprio, che il mondo è cambiato e che non bastano gli ulivi e le nocciole per assicurare un futuro ai propri figli che rischiano così di essere esclusi persino da una fuga all’estero, perché educati alla diffidenza verso gli stranieri e alla presunzione spesso arrogante, condita da ignoranza e repulsione verso tutto ciò che sta cambiando il mondo, come il web, la comunicazione, la cultura popolare, il multiculturalismo, l’ascolto ed il confronto con altre culture, altre storie ed esperienze.

Un popolo che continua a chiudersi in sé stesso, nonostante tutto si stia degradando intorno a loro, le case medievali minacciate da infissi in alluminio, le strade diventate ormai da fuoristrada, borghi meravigliosi abbandonati al loro destino e minacciati da edilizia incontrollata ed inutile e da abusivismo, boschi sporchi e laghi inquinati, cassonetti stracolmi di immondizia, diserbanti anche sul ciglio delle strade, là dove trovi anche sacchetti di immondizia abbandonati dal furbo incivile, rotatorie costruite tanto per spendere soldi pubblici… E alimentando la sua diffidenza verso tutto e tutti, tollerando a malapena gli “stranieri” che non sono solo gli immigrati presenti da tempo sul territorio, ma chiunque non sia nato qui. Ma soprattutto non ascoltando alcun consiglio, né tanto meno affidandosi a storie, competenze ed esperienze provenienti da altri luoghi e da altre culture; e nel frattempo abbandonando al proprio destino il territorio, il vero patrimonio da cui attingere per avere una possibilità di ripresa e di una nuova economia locale, convinto che tutto andrà al suo posto, così per miracolo, e contemporaneamente affidandosi a politici che sono a loro simili, e che una volta vinte le elezioni smettono di essere parte del popolo e si autodefiniscono eletti e superiori, salvo non fare nulla per loro e per i loro elettori.

Non sanno, o fanno finta di non sapere che i miracoli il Signore li fa solo al suo popolo fedele, non certo a quello dei mille festeggiamenti di Santi, con quattro gatti, sempre gli stessi in processione dietro al clero, e che soprattutto non tollera l’indifferenza, la colpevole presunzione, il distacco verso gli altri, le bugie, l’arroganza e l’ipocrisia di chi pensa solo al presente senza preoccuparsi del loro futuro, e quello delle generazioni che verranno dopo di loro.

È un vero dolore dover constatare questa triste realtà… perché ho scelto di vivere in questa provincia da diciassette anni, ma comincio a perdere le speranze anche io, nonostante l’abbia amata dal primo momento che ci ho messo piede, meravigliato dalla sua bellezza e stupito dalla sua scoperta.



Categorie:Cronaca, Cultura

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