La Siae va bene, la Siae non va bene…

La Siae va bene, la Siae non va bene…
Questi sono i nuovi schieramenti su Facebook, dove ci sono le persone che vogliono ragionare, e persone che la difendono a spada tratta, quasi degli estremisti. Insultano, ti danno dello scemo, dell’incompetente, del soggetto in cattiva fede, poi ci sono quelli che ti vogliono dare lezioni, e poi infine ci sono quelli che hanno capito tutto e tu non capisci un cazzo.
Diciamo la verità non è certo casuale che chi la difende sono autori importanti ed editori piccoli e grandi, e coloro che mettono in discussione il monopolio così come è configurato oggi,  sono persone come me che non vivono di diritto d’autore, e giovani artisti che vorrebbero viverci, ma non ci riescono in quanto non hanno voce in capitolo. 
Ora con tutto il rispetto e stima che ho per Filippo Sugar, che ho conosciuto personalmente in passato, e di cui si possono apprezzare gli sforzi nella sua gestione, e anche uno stile pacato e professionale, ma…
La Siae è (o era?) sempre quella che in passato cancellato da un giorno all’altro il fondo di solidarietà (o assegno di professionalità) in favore degli autori in difficoltà, facendo scomparire (per ora 87) milioni raccolti con trattenute sui diritti maturati appunto da ex Soci ed Iscritti? La battaglia legale è ancora in corso… ma tutto sembra volgere tra i rimpalli tra il TAR e il Consiglio di Stato, in un gioco di prestigio dove il malloppo non c’è più, è sparito.
La Siae è (o era?)  quella del “calderone” dove finivano tutti i proventi raccolti e non ripartiti e divisi tra coloro (autori ed editori) che incassavano di più, in modo molto progressivo e democratico, chi più incassava più pescava dal calderone.
La Siae era (o è?) quella dei mandatari a percentuale sul l’incassato, che seminavano il terrore con i loro tesserini come uomini dell’Agenzia delle Entrate a caccia di evasori. Sempre più realisti del re e facili a figuracce?
La Siae è (o era?) quella del bollino sui dischi (un unicum nel mondo) ma anche quella dei permessi generali dati alle grandi case discografiche? (Sei un piccolo discografico e vuoi pubblicare un CD paghi in anticipo i bollini, sei grande stampi fabbrichi, prendi i resi e poi rendiconti alla Siae, e infine paghi.)
La Siae è quella che con 70.000 (forse 80.000) iscritti con una media di 50 € a iscritto potrebbe incassare  3.500.000 di Euro solo dalle quote annuali?
La Siae era (o è?) quella del Fondo Pensioni  (since 1951) commissariato ed in bancarotta.
La Siae era (o è)  quella di una  “parentopoli” (ventilata anni fa), con un numero di dipendenti parenti , figli, nipoti ,zii cugini e raccomandati, superiore ad altre aziende pubbliche, “4 su 10 legati da parentela” (Corriere della Sera  a firma Sergio Rizzo del 26/06/2012)
La Siae è quella che incassa la “copia privata” per legge, cioè una tassa che pagano tutti i consumatori quando comprano un device elettronico o un supporto registrabile? (Altri soldi da ripartire forfettariamente)
La Siae è quella che incassa forfait dai televisori, dalle radio ,dalla diffusione sonora nei negozi ,bar, centri commerciali? (Un fiume di soldi non legati ad una singola canzone o ad un autore , come vengono ripartiti, sempre con il più guadagni e più prendi?)
La Siae era (o è?) quella che ha  il problema dei debiti con gli aventi diritto? (cioè soldi che  trattiene e distribuisce in ritardo (nel 2014 erano circa 900 milioni) con la scusa delle difficoltà tecniche, ma su cui continua ad incassare interessi.) (fonte il Manifesto a firma Luca Pakarov 17.06.2016)
La Siae era (o è?) quella dei 1250 dipendenti ? Ma sopratutto degli stipendi da “64 mila euro in media per i dipendenti e 158 mila per i dirigenti. Con un sistema di automatismi che fa lievitare le buste paga a ritmi biennali fra il 7,5 e l’8,5 per cento. Per non parlare della giungla dei benefit che prevede, oltre alla già citata indennità per il bucato, quella che in Siae viene chiamata in modo stravagante «indennità di penna». Altro non è che una somma mensile, da un minimo di 53 a un massimo di 159 euro, riconosciuta a tutto il personale per il passaggio dalla «penna» al computer. C’è poi il «premio di operosità», la gratifica per l’Epifania, tre giorni di franchigia per malattia senza obbligo di certificato medico, 36 giorni di ferie…” 
(Corriere della Sera a firma Sergio Rizzo del 26/06/2012 ) 
Potrei continuare per pagine e pagine in questo racconto che non sento citare dai grandi difensori della Siae e il suo monopolio.
Il problema non è il diritto d’autore sacrosanto da tutelare, che non è mai messo in discussione. Né la Siae con il suo eventuale monopolio, ma come viene tutelato e come vengono gestiti i soldi incassati che non meritano sprechi di carattere gestionale, al contrario meritano efficienza, tempi certi e ristretti e massima trasparenza in questi periodi di vacche magre per la musica e per le arti in genere, e sopratutto una drastica riduzione delle ripartizioni che tengono conto di quanto rendicontato al singolo iscritto in quel semestre in modo proporzionale. Cioè più guadagni perché sei stato bravo e hai scritto canzoni più vendute e più suonate, e più prenderai da queste ripartizioni. (più guadagni e più guadagni) un principiò assurdo ed ingiusto.
Sono ancora troppe quelle non analitiche, e ai poveri piccoli iscritti con piccole somme rendicontate, restano le briciole, e qui il malumore della base.
A mio parere anche una eliminazione delle quote annuali sarebbe cosa buona e giusta (visto le somme che girano), oppure una progressività del costo della quota annuale in relazione all’incassato, più guadagni e più paghi, cosa che è molto più democratica.
Insomma Siae, può essere anche monopolista, ma deve diventare efficiente, ed essere forte con i forti e generosa con i deboli, che poi sono la base dei tuoi iscritti.
Un ultima cosa, il fondo di solidarietà tra iscritti cancellato, grida vendetta e va ripristinato, sempre se i soldi non sono finiti in qualche buco nero del bilancio italiano.


Categorie:Cronaca, Cultura, Musica, Spettacolo

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3 replies

  1. Che articolo scorretto, pieno di inesattezze, che cita oltretutto articoli vecchi e superati dai fatti…

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